lunedì 29 gennaio 2018

La morte di Wolverine. L'evoluzione del personaggio Marvel che ha cambiato il mondo dei supereroi (12)

L'undicesima parte è qui.

La furia di Wolverine in una splendida illustrazione di Gabriele Dell'Otto.

L'universo mutante prende forma
Dopo l'abbandono di John Byrne la serie degli X-Men non perse certo smalto, anzi, Chris Claremont continuò a far crescere i personaggi in situazioni sempre più drammatiche e coinvolgenti. Nacque un vero e proprio "universo mutante", sottoinsieme di quell'Universo Marvel all'interno del quale si muovevano gli uomini e le donne di Xavier. Il ruolo di disegnatore fu ripreso da un redivivo Dave Cockrum, colui che aveva iniziato tutto nel 1975. Il buon Dave sembrava aver perso un po' di smalto, non certo aiutato dal nuovo inchiostratore Joe Rubinstein, ma negli anni del suo secondo lungo stint con gli X-Men (quasi due anni) dimostrò di essere comunque perfettamente in linea con le storie di X-Chris e, accanto a qualche caduta di stile (come il primo discutibile costume di Kitty), partorì qualche buona idea.[1]
Le figure poste maggiormente al centro della scena furono Tempesta, sempre più leader e coscienza della squadra, Kitty Pryde, vera anima del gruppo, e ovviamente il ghiottone canadese. Ma le storie iniziarono sempre più a svolgersi in sottotrame lunghissime, tese a tener incollato il lettore alle pagine degli albi che mese dopo mese svelavano sempre nuovi aspetti e introducevano nuovi segreti. Iniziò a diventare dominante il tema dell'isolamento dei mutanti, temuti e odiati dal resto del genere umano. E iniziarono a crescere i dubbi negli stessi X-Men sul loro ruolo: perché fare gli eroi cercando di difendere il mondo se questo ti odia?
Claremont fece ritornare Ciclope tra le figure centrali della serie, prima da solo, alla ricerca del suo posto nel mondo, poi di nuovo nella squadra, in un ruolo che non era più il suo, perché il capo ormai era diventato Tempesta. Ma Claremont introdusse nuovi e avvincenti personaggi di contorno e sviluppo la personalità di molti altri solo abbozzati in precedenza.
Tra questi Lee Forrester, la bella ragazza che iniziò una relazione con Scott, fece capolino per un po'. Poi Carol Danvers, la sfortunata ex-Ms. Marvel, personaggio di cui Claremont aveva scritto la serie regolare proprio con Cockrum, che divenne un tassello importante delle storie. Poi ci fu l'inizio del lungo percorso che trasformò Magneto da arci-nemico in alleato di Xavier e degli X-Men. Illyana Rasputin, la sorellina di Colosso, che da bimba di pochi anni fu trasformata in una misteriosa adolescente piena di segreti. E i nemici: la sfuggente Mystica a capo della Confraternita dei Mutanti Malvagi; il Club Infernale e la sua Regina Bianca, Emma Frost, a capo di una scuola rivale a quella di Xavier che cercò di portare dalla sua parte la giovane Kitty. Da non dimenticare l'arrivo di Rogue... E poi le avventure spaziali con Deathbird, l'impero Shi'Ar e la temibile Covata. Mille avventure mozzafiato, contro il Dottor Destino, Arcade e perfino Dracula. Tutti a prendersela principalmente con la povera Ororo che avventura dopo avventura mutò il suo carattere: non più l'ingenua presunta dea africana, ma una figura di grande statura, guerriera riluttante, ma sempre più adulta e consapevole del suo ruolo, pur sempre in lotta con se stessa per ciò che stava diventando. E una sequenza di storie magnifiche: tra le migliori La Favola di Kitty, storia in cui Dave Cockrum si divertì a rielaborare i personaggi in un colorato e pittoresco mondo abitato da pirati, draghi, folletti, maghi, ecc.[2]

Kitty's Fairy Tale, gli X-Men con si erano mai visti (copertina di The Uncanny X-Men n°153)

Il quel periodo l'importanza degli X-Men continuò a crescere, tanto che la Marvel decise di dedicare ai mutanti due delle nuovissime graphic novel che da poco aveva iniziato a pubblicare: albi di prestigio, in grande formato, che richiama un po' quello tipico dei cartonati francesi, realizzati dai migliori autori in circolazione, ponendo attenzione alla cura della colorazione e della stampa, di norma molto scadente nei normali "giornalini", e della veste editoriale. Il primo celebre volume fu dedicato alla morte di Capitan Marvel, evento storico per l'epoca. La quarta graphic novel, scritta da Claremont che si accingeva a assumere il ruolo di deus ex machina dell'universo mutante, fu dedicata ai Nuovi Mutanti, primo spin-off degli X-Men, un gruppetto di giovani adolescenti radunati da Xavier mentre gli X-Men, creduti morti, erano nello spazio a combattere la Covata.[3] Dopo questa storia, pochi mesi dopo, fu lanciata la prima serie regolare derivata da quella degli X-Men, inaugurando una moda che continuò per decenni. Il quinto volume fu dedicato agli X-Men stessi, in una delle più belle e drammatiche storie scritte da X-Chris, tutta incentrata sull'odio degli uomini per i mutanti, uno dei primi casi in cui il fumetto super-eroistico americano affrontava temi sociali, in questo caso il razzismo nei confronti di una minoranza, peraltro inesistente nel mondo reale, ma paradigma di situazioni che la società statunitense conosceva fin troppo bene.[4] Un importante anticipo di come Claremont intendeva affrontare la questione era già stata data nei Giorni di un futuro passato, e in realtà era già stata in qualche modo introdotta negli anni '60 da Sten Lee fin dal primo numero del serial mutante. Ma  X-Men: God Loves, Man Kills ("Dio ama, l'uomo uccide") rappresentò una tappa molto importante per gli X-Men e per tutto il fumetto americano, poiché aprì la pista alla rinascita "autoriale" degli anni '80 che portò alla realizzazione di opere "impegnate" come Watchmen di Alan Moore, The Dark Knight Returns di Frank Miller, ecc.

«Umano? Osi chiamare quella... cosa...umano?» Povero Nightcrawler! Tempi duri per i mutanti (vignetta di Brent Anderson, da God Loves, Man Kills, 1982)

Sono il migliore in quello che faccio e quello che faccio non è piacevole...
Nelle storie pubblicate tra il 1981 e il 1982 Wolverine rimase per molto tempo un po' ai margini. Certo, era sempre uno dei personaggi principali, la sua sagace presenza era fondamentale nell'economia della narrazione. Ma per un po' non si lessero storie di cui fosse il principale protagonista. La scena era quasi sempre per Kitty, per Ororo, per Scott o per qualche altro membro dell'ormai enorme cast.
Per gran parte del 1982 gli X-Men furono coinvolti, pur con qualche fondamentale pausa, in una lunga storia ancora ambientata nello spazio, tra gli Shi'Ar, in compagnia dei Predoni Stellari di Christopher "Corsaro" Summers (il babbo di Scott...), contro la Guardia Imperiale, coinvolti nell'ennesima disputa per i trono dell'impero galattico di Lilandra conteso dalla malvagia sorella usurpatrice Deathbird, alleatasi con gli orridi insetti alieni noti come la Covata, gli "schifoidi", come furono soprannominati da Kitty. I poveri X-Men ci finirono in mezzo senza volerlo.

Wolverine si presenta, per la prima volta senza tacere nulla (da The Uncanny X-Men n° 162)


Il numero 162 della collana The Uncanny X-Men è uno dei più importanti di tutta la carriera editoriale di Wolverine. Rappresenta il culmine del procresso di crescita, l'esito di una ricerca durata sette anni. In questa storia fu stabilito in modo definitivo lo status del personaggio in quanto mutante, guerriero e eroe, o meglio, anti-eroe. Claremont continuò poi a sviluppare il personaggio, donandogli ulteriori elementi caratteristici che ne aumentarono la "tridimensionalità", ma fu in questa storia che fu portata a compimento la posa di stabili fondamenta su cui costruire il futuro.[5]
Gli X-Men, con Lilandra e Carol Danvers, vengono rapiti dalla Covata, la razza di insetti alieni alleati con Deathbird e visibilmente ispirati al mostro del capolavoro fantascientifico di Ridley Scott, Alien, uscito nelle sale nel 1979. La Regina Madre della Covata li ha voluti per deporre le sue uova nelle loro viscere. Lo scopo è generare dei nuovi esseri, suoi figli prediletti, dotati dei poteri dei nostri eroi, sfruttando una sorta di fusione genetica tra il DNA mutante e quello della sua stirpe. Naturalmente questo porterà alla morte dell'organismo ospite, nella trasformazione il nuovo membro della Covata si nutrirà del corpo della vittima. Una situazione disperata, narrativamente e visivamente molto forte e macabra, della quale gli X-Men non sono coscienti, ipnotizzati e convinti di trovarsi non nel selvaggio pianeta base della Covata, ma in una accogliente nave Shi'Ar.
Ma la Regina Madre non ha fatto i conti con Wolverine. I suoi sensi animaleschi fiutano l'inganno e il suo fattore di guarigione si ribella, i suoi anticorpi affrontano l'intruso, lo combattono e infine lo eliminano. Wolverine riesce a fuggire, passa un brutto quarto d'ora, è messo male, ma alla fine, quando la trasformazione è già in atto, riesce a cavarsela.

Il fattore di guarigione di Wolverine combatte l'intruso... e vince!  (da The Uncanny X-Men n° 162)

Il parassita alieno viene debellato dal potere mutante di Logan, ma lui stesso capisce che per i suoi amici non c'è speranza, loro non hanno il suo potere, non possono vincere l'intruso e il loro destino è segnato. Così Wolverine prende consapevolezza di dover evitare loro un destino atroce quanto ineludibile. Sceglie di ucciderli prima della trasformazione. Solo lui può farlo, anzi, solo lui ha il carattere per farlo. E' nella sua natura e non rifiuta l'ingrato compito.

Wolverine in modalità berserker. E' pur sempre il migliore...  (da The Uncanny X-Men n° 162)

Mentre combatte contro alcuni mostruosi esseri che abitano il pianeta, Wolverine, che è la voce narrante della storia, riflette amaramente: «Gli X-Men non mi hanno mai visto così. Una parte di me spera che non lo facciano mai.» Poi aggiunge:
«Sono il migliore che c'è in quello che faccio. Ma quello che so fare meglio non è molto bello.»
Per la prima volta Wolverine usa il suo slogan più celebre, il tormentone eterno che lo accompagnerà per tutta la sua carriera. In realtà aveva già detto qualcosa di simile un paio di anni prima, nel numero 133, affrontando in solitaria gli sgherri del Club Infernale. Anche allora Claremont aveva utilizzato la voce narrante di Wolverine per descrivere la scena. Ma la frase era calata in un contesto molto diverso. La prima volta Wolverine si stava divertendo, affrontare i soldati del Club Infernale era stata una festa, era stata l'occasione di dare libero sfogo ai suoi istinti accorgendosi però di poterli controllare, di aver fatto forse pace con la sua natura violenta. Questa volta invece quello che Wolverine "sa fare meglio" lo deve fare ai suoi amici, alla sua famiglia. E' un Wolverine adulto, non è più il bulletto focoso e istintivo dei primi tempi. Però quando è il momento assume le sembianze di un berserker, come gli antichi guerrieri norreni famosi per la loro ferocia e il furore che mettevano in battaglia quando entravano in una sorta di trance, uno stato mentale che li rendeva insensibili al dolore.

E' l'ora di prendere decisioni difficili. Solo Wolverine può farlo. (da The Uncanny X-Men n° 162)

Alla fine, fortunatamente, le cose si sistemano. Tutta la vicenda si svolge in una lunga sequenza di storie fino al numero 167 della collana. Nel frattempo Cockrum era stato sostituito dal nuovo e talentuoso disegnatore regolare Paul Smith. Wolverine libera i suoi compagni, ma vuole vendicarsi e uccidere quanti più "schifoidi" possibile, soprattutto la Regina. Ciclope, pur ignaro del destino che lo aspetta, riesce in qualche modo a trattenerlo e gli X-Men riescono a fuggire. Wolverine non uccide i suoi amici e confessa loro la verità. Fortunatamente vengono salvati dai Predoni Stellari di Corsaro e riescono a guarire. Il piano della Covata fallisce, ma ha delle conseguenza notevoli su alcuni personaggi. Tempesta, la cui anima e il cui corpo sono stati violati per l'ennesima volta, inizia il suo processo di trasformazione che la porterà poco dopo ad abbandonare il suo look da dea africana per assumere quello punk con i capelli "alla moicana". Carol Danvers, personaggio amatissimo da Claremont, riacquista, seppur in forma diversa, i suoi poteri e assume l'identità di Binary (per altro una della poche brutte idee partorite dall'autore nell'arco della sua carriera). La minorenne Kitty, perso per perso e capito che non ci potrà essere un futuro, si offre al suo amato Peter, in una scena tra le più audaci e discusse della storia del fumetto. Il professor Xavier, che si trovava sulla terra alle prese con l'assemblamento della nuova formazione dei Nuovi Mutanti, viene comunque infettato. Gli X-Men, tornati di gran fretta sulla terra, lo salvano a stento, anzi per il loro mentore sembra non esserci speranza e ovviamente è Wolverine che deve sistemare le cose. Ma la superiore tecnologia medica degli Shi'Ar e dei Predoni riesce a compiere l'insperato miracolo. Il corpo di Xavier ormai compromesso viene clonato e la sua mente trasferita nel nuovo simulacro. Tutto bene, anche perché con il nuovo "hardware" il professore riacquista l'uso delle gambe.

Due sono gli elementi legati a Wolverine che Claremont introduce o a cui dà una veste definitiva in questa storia. Il primo è la portata e la vera natura del potere mutante di Wolverine. Fino ad allora era una questione un po' nebulosa, mai del tutto spiegata, appena accennata un paio di volte, ma mai determinante nell'economia del personaggio e della narrazione. Questa volta Claremont usò il potere di guarigione del mutante canadese come fulcro della storia.Wolverine è mutante e il suo potere è quello di essere dotato di un fisico che guarisce in fretta, di anticorpi pressoché invincibili. E questo potere lo rende narrativamente utile. Poi c'è lo slogan, la firma del Wolverine guerriero: il personaggio non è solo istinto, ma è anche consapevolezza. Drammatica consapevolezza. Wolverine è l'eroe/anti-eroe per eccellenza. Questa storia lo stabilisce in modo inequivocabile.

Quattro-in-uno
L'evoluzione di Wolverine portò a una contraddizione mai risolta. L'incertezza iniziale sulla sua vera natura mutante portò gli autori a dotarlo in sostanza di due poteri, di fatto l'unico tra i suoi simili. In genere i mutanti marveliani sono dotati di una sola caratteristica peculiare, di un solo potere. Ciclope ha i suoi raggi energetici, Angelo un paio di ali, Hank McCoy era bestiale di aspetto e di una forza e di una agilità corrispondenti a questa particolarità fisica. In seguito divenne blu e peloso, ma per colpa di un esperimento fallito. Marvel Girl era una telecineta, poi acquisì poteri telepatici, ma gli autori hanno sempre spiegato che le due cose erano parte dello stesso potere. Narrativamente la cosa sta in piedi. Rogue può assorbire il potere di chi tocca e Claremont la trasformò facendole rubare stabilmente i poteri a Ms. Marvel. Ma all'inizio degli anni '80 si scoprì che Wolverine di poteri ne aveva due, distinti e poco confondibili: da una parte i sensi e l'istinto di un predatore, di una belva cacciatrice, fattore che ne determina la personalità violenta e spietata; dall'altra il potere di guarire in fretta, non solo di sopportare stoicamente il dolore, cosa che coerentemente si sarebbe potuta ricollegare alle sue caratteristiche animalesche. In più anni dopo fu rivelato che gli artigli di Wolverine erano naturali. Le lame di adamantio erano in realtà il rivestimento di appendici ossee che gli uscivano dalle mani. Era nato così. Gli artigli li aveva anche prima della manipolazione con la quale gli fu impiantato il metallo sullo scheletro. Insomma quattro-in-uno: implacabile e feroce cacciatore, dotato di un fattore di guarigione che lo rende praticamente immortale, sei artigli affilatissimi, uno scheletro di adamantio. Come si fa a batterlo? Forse hanno un po' esagerato... Ma tutto ciò ha contribuito a rendere Wolverine quello che è forse il miglior personaggio del fumetto super-eroistico di sempre. 

Continua nella tredicesima parte.

Note
[1] Dave Cockrum iniziò la sua seconda fase come disegnatore degli X-Men nel numero 145 della collana The Uncanny X-Men (data di copertina maggio 1981) e la concluse col numero 164 (data di copertina dicembre 1982). Tutte le storie furono pubblicate nel quindicinale L'Uomo ragno della Star Comics dal numero 28 (15 luglio 1989) al numero 50 (15 giugno 1990) salvo l'ultima che apparve nel primo numero del mensile Gli incredibili X-Men (luglio 1990).
[2] Il numero 153 della collana The Uncanny X-Men (data di copertina gennaio 1982) fu pubblicato in Italia nei numeri 39 e 40 del quindicinale L'Uomo Ragno della Star Comics (dicembre 1989-gennaio 1990).
[3] Il volume The New Mutants (Marvel Graphic Novel n°4, data di copertina novembre 1982, ma distribuita nel settembre 1982) fu pubblicato in Italia dall'editore Play Press nello Speciale I Nuovi Mutanti nel luglio 1989.
[4] Il volume God Loves, Man Kills (Marvel Graphic Novel n°5, data di copertina gennaio 1983, ma distribuita nel novembre 1982) fu pubblicato in Italia dall'editore Labor Comics nel 1986. Quindi riproposto a puntate nei numeri 1, 2 e 3 della rivista Super Comics della Max Bunker Press (ottobre-dicembre 1990) e ancora dall'editore Play Press nella collana Play Special n°15 (settembre 1992) e infine da Marvel Italia nel 2003.
[5] Il numero 162 della collana The Uncanny X-Men (data di copertina ottobre 1982) fu pubblicato in Italia nel numero 49 del quindicinale L'Uomo Ragno della Star Comics (30 maggio 1990). La saga della Covata proseguì nel numero successivo e poi nei primi due numeri del mensile Gli incredibili X-Men (luglio-agosto 1990).

giovedì 25 gennaio 2018

La morte di Wolverine. L'evoluzione del personaggio Marvel che ha cambiato il mondo dei supereroi (11)

La decima parte è qui.
Una bella rivisitazione di Giorni di un futuro passato fatta da Arthur Adams.

Il futuro è qui?
I numeri 141 e 142 della collana mutante pubblicati all'inizio del 1981 contengono Giorni di un futuro passato, ultima e tra le più celebri saghe sviluppate dal duo Chris Claremont-John Byrne.[1] Una chiara dimostrazione dell'arte dei due autori, tanto importante da aver ispirato uno dei film di Bryan Singer dedicati agli X-Men, 34 anni dopo.

La copertina di X-Men n° 141. Un Logan invecchiato affronta da par suo i pericoli dei Giorni di un futuro passato

La storia è complessa e ha risvolti narrativi che consentirono successivamente sviluppi inimmaginabili: Kate Pryde, la versione adulta di Kitty, viene trasportata mentalmente nel presente e si impossessa del corpo della  giovanissima X-Woman. Il futuro da cui proviene, trent'anni in avanti nel tempo (siamo quindi ipoteticamente nel 2010) è un disastro: il Nord America è dominato dalle Sentinelle che hanno praticamente sterminato i mutanti e i super-eroi. I pochi e invecchiati X-Men superstiti - tra di loro un malandato Magneto in sedia a rotelle, un'anticipazione del personaggio "buono" sviluppato anni dopo da Claremont - lottano come possono contro i dominatori robotici. Grazie ai poteri di Rachel, la figlia di Scott e Jean, mettono in pratica un piano disperato: vogliono evitare che nel loro passato avvenga l'evento che ha scatenato tutto, cioè l'assassinio avvento alla viglia di Ognissanti del 1980, da parte della Confraternità dei Mutanti Malvagi guidata da Mystica, del senatore Robert Kelly, politico spaventato dalla presenza dei mutanti che vorrebbe limitarne la diffusione creando proprio una nuova e più letale versione delle Sentinelle. Così Kate, nel corpo della sua controparte adolescente che vive nel presente, riesce ad avvisare in anticipo gli X-Men che, dopo una lunga e scatenata lotta piena di risvolti drammatici, salvano la vittima predestinata e cambiano così il corso della storia. Ma il futuro cambierà davvero? E' una domanda senza risposta, come avviene sempre nelle storie che usano l'artificio narrativo dei paradossi spazio-temporali. Sicuramente cambia il futuro di "questi X-Men", quelli che vivono nella nostra dimensione dell'Universo Marvel e più precisamente nella dimensione codificata come Earth-616, la "nostra" Terra. Kelly costruirà ugualmente le Sentinelle, ma anni e anni di storie successive resero evidente che il futuro da cui proviene Kate non è lo stesso in cui si svolgono le vicende degli eroi Marvel.
Ma è la presenza di Rachel che provocò molti mal di testa agli autori e ai lettori. La ragazza, si apprende nella storia, è la figlia di Scott "Ciclope" Summers e di Jane "Fenice" Grey. Il problema è che sua madre, nel presente, è morta da qualche mese, senza dare alla luce figli, anzi, senza nemmeno avere il tempo di sviluppare il suo rapporto affettivo con Scott. Perché Claremont incappò in una così vistosa incoerenza? La risposta è probabilmente da ricercare nei piani che l'autore aveva per il futuro dei suoi personaggi dopo la Saga di Fenice Nera, storia che, come sappiamo, fu modificata all'ultimo momento. Jane non sarebbe dovuta morire ed è pensabile che l'autore avesse in mente, come peraltro accennato in diverse occasioni attraverso interviste e dichiarazioni, di far uscire dagli X-Men sia Ciclope (cosa che in effetti avvenne) che Jane. I due poi avrebbero avuto tutto il tempo di sposarsi e vivere felici e contenti e, perché no, di mettere al mondo una bella bimba dai capelli rossi dotata di incredibili poteri mutanti. Probabilmente Claremont aveva già in mente la saga futuristica e scrivendola decise di non rinunciare al suo nuovo personaggio, nonostante fosse evidente che Rachel non poteva essere la figlia della "nostra" Jane, ma di una versione alternativa in cui, oltre al compiersi dell'assassinio del senatore Kelly, la X-Woman aveva avuto il tempo far nascere una figlia. E' ovvio che al tempo non si poteva sapere che Jane Grey sarebbe risuscitata editorialmente anni dopo per opera proprio di John Byrne, con una mossa scellerata che mise in crisi tutta la time-line e la coerenza narrativa della saga mutante.

Rachel come membro degli X-Men in una copertina di Chris Bachalo

In questa prima apparizione Rachel fu solo abbozzato come personaggio, ma era già chiaro il suo enorme potenziale: un'infanzia molto dura e piena di dolore e di sensi di colpa, in un mondo spietato e senza speranza. Ma anche di poteri straordinari che la rendevano narrativamente stuzzicante. Claremont la rimise in pista anni dopo, facendola arrivare fisicamente nel presente dal suo terribile futuro e rendendola per molto tempo un membro fisso degli X-Men per poi farla nuovamente e inopinatamente sparire. In seguito però la fece esordire nella serie di Excalibur, lo splendido spin-off mutante realizzato col grande Alan Davis. Tormenti personali, assurdi paradossi spazio-temporali e una bellezza straordinaria resero Rachel, che in seguitò assunse il ruolo di Fenice - come sua madre -, uno dei personaggi più interessanti del panorama mutante.

Buon vecchio Wolverine!
Il ruolo del ghiottone non è il principale in questa saga (anche se a lui sono dedicate tutte e due le copertine degli albi originali in cui fu pubblicata). Dopo l'avventura canadese che fece un po' di luce sul suo passato (ma anche sul suo futuro) i riflettori sono tutti per Kitty e per il gruppetto di nuovi personaggi introdotti da Claremont. Ma tra le pieghe della storia emergono alcuni aspetti fondamentali che riguardano Logan e la sua natura mutante. Nel futuro di Rachel e Kate il canadese appare invecchiato, ancora burbero e poco accomodante, ma nelle poche vignette a lui dedicate iniziano prepotentemente a delinearsi alcune delle caratteristiche che lo renderanno uno dei personaggi di maggior successo della Marvel, tanto da ispirare il Wolverine interpretato da Hugh Jackman nei film degli anni duemila. Un Wolverine senza costume, ormai è passato il tempo di giocare ai super-eroi per gli abitanti della New York dominata dalle Sentinelle, con il suo iconico giubbotto di pelle col pelo e un'aria quanto mai rude e un po' stralunata.[2]

 La morte di Wolverine. La prima di tante... (copertina di The Uncanny X-Men n°142)

Nel mondo dei Giorni di un futuro passato Wolverine muore, con Ororo e Colosso non fa in tempo a vedere l'auspicato ritorno di Kate dalla sua missione. Viene incenerito da una Sentinella, lottando per difendere i suoi cari, come forse è sempre stato il suo destino. Ciò che rimane di lui è solo il suo scheletro di adamantio che per la prima volta ci viene mostrato per intero in una macabra rappresentazione. Quindi è vero, Wolverine ha davvero uno scheletro metallico oltre agli artigli affilati che gli escono dagli avambracci.

Il Wolverine del futuro viene incenerito da una Sentinella. Ne rimane solo lo scheletro in adamantio e Tempesta e Colosso, prima di subire la stessa sorte, osservano attoniti i resti del loro compagno (da The Uncanny X-Men n°142)

Ancora più importante è però una scena che si svolge nel presente, durante la lotta contro la Confraternita di Mystica per il salvataggio del senatore Kelly (che, per inciso, verrà salvato proprio da Kate nel corpo di Kitty).
Wolverine lotta contro Pyro, mutante capace di controllare il fuoco, e rischia seriamente di essere incenerito dal mostro pirotecnico creato dall'avversario (come capita invece alla sua controparte futura incenerita dalla Sentinella), ma viene salvato da Tempesta che interviene generando pioggia e vento: «anche con il suo potere di guarigione veloce, Wolverine non può resistere a lungo a quella fiamma...  » (il corsivo è nel testo della didascalia). Se la cava, seppur bruciacchiato e dolorante, anche grazie alle molecole instabili del suo costume e, sorpresa, dal suo «potere di guarigione veloce». Le "molecole instabili" del costume sono un vecchio trucco narrativo escogitato addirittura da Stan Lee e Jack Kirby ai tempi dei primi Fantastici Quattro per consentire a Reed Richards di allungarsi a piacimento, a Susan Storm di rendersi davvero invisibile e alla Torcia Umana di non restare nudo ogni volta che pronunciava il grido di battaglia «Fiamma!» Anche Claremont di tanto in tanto ne ha fatto uso, ma fortunatamente con parsimonia. Invece il "potere di guarigione" è una mezza novità. Finalmente, dopo anni di incertezza, di frasi abbozzate, di indizi mai sviluppati, ci viene chiarito qual è la natura mutante di Wolverine. Fino ad allora, basti pensare alla storia in Canada nei numeri precedenti, Wolverine era dotato di sviluppatissimi sensi animaleschi, da predatore, simili a quelli del ghiottone da cui prende il nome, e di uno scheletro metallico in grado di resistere pressoché ad ogni colpo. Anni prima ci era stato detto che Wolverine "guarisce in fretta", ma poco altro che desse ragione del suo essere un mutante. Serviva qualcosa di più, un super-potere che lo mettesse in qualche modo alla pari dei suoi colleghi X-Men, tutti dotati di capacità straordinarie spesso problematiche, che desse quindi un senso compiuto e coerente al suo essere un membro degli X-Men. Semplicemente Len Wein e Dave Cockrum, nella Seconda genesi, si erano "dimenticati" di spiegare perché Wolverine fosse stato arruolato negli X-Men come mutante. In questa storia Claremont chiude la lunga ricerca di un vero ruolo per Wolverine all'interno della saga mutante. Ci sono voluti quasi sei anni... Lui è un ex-soldato, un ex-agente segreto, un ex di probabilmente tante cose, dal passato misterioso e tutto da raccontare; gli hanno impiantato uno scheletro di adamantio per renderlo un soldato ancor più pericoloso e potente, dotato di artigli mortali dello stesso metallo, capaci di uccidere e fare a pezzi gli avversari. La perfetta macchina assassina. Ma è anche un mutante, dotato di sviluppatissimi sensi e di un istinto animalesco in grado di superare quelli di un comune uomo, e di un potere di guarigione che gli permette di affrontare le lotte più sanguinose uscendone magari malconcio ma vivo.

Wolverine si salva grazie al suo potere di guarigione. Fa male, ma almeno è vivo! (da The Uncanny X-Men n°142)

E' una rivelazione capitale che nel seguito della sua storia editoriale permetterà di sviluppare ancora il personaggio. Ad esempio il potere di guarigione permette di spiegare come sia stato possibile impiantare nel suo corpo lo scheletro di adamantio senza ucciderlo. Ma anche di spiegare in parte la sua tendenza ad andare sempre incontro al pericolo, senza paura: se sai che guarisci in fretta è più facile buttarsi nella mischia! Inoltre permetterà agli autori, spesso esagerando, di lasciar intendere che Logan è molto più vecchio di quel che sembra: se hai un potere di guarigione sei sostanzialmente immune alle malattie e alla degenerazione del tuo corpo e quindi invecchi più lentamente. Negli anni successivi lo vedremo spesso alle prese con una bottiglia, ma impossibilitato a ubriacarsi grazie al suo potere! Ah, nemmeno l'abuso di tabacco gli crea problemi... Ma questi sono tutti sviluppi futuri, resi possibili grazie a questa capitale rivelazione di Claremont.[3]

Arrivederci John!
Il numero 143 di The Uncanny X-Men (la collana aveva cambiato ufficialmente denominazione un mese prima) fu l'ultimo disegnato da John Byrne che, accompagnato dal bravissimo inchiostratore Terry Austin, aveva contribuito non poco a far diventare la serie mutante il blockbuster della Casa delle Idee.[4]
Byrne è un autore molto discusso, ma è innegabile che fu uno degli artefici della rinascita del fumetto super-eroistico tra gli anni '70 e '80 anticipando l'invasione di nuovi talenti, molti inglesi, che rivoluzionarono il mondo dei fumetti con le loro opere. Tra i migliori talenti Marvel negli anni '70, Byrne segnò un'epoca col suo lavoro sui mutanti e dopo averli lasciati si dedicò, nella doppia veste di scrittore e di disegnatore, al rilancio, avvenuto con successo, dei Fantastici Quattro che da molti anni erano in balia di scrittori poco ispirati. Poi gli fu affidato dalla Distinta Concorrenza (il nomignolo dato da Stan Lee alla DC Comics) il difficile compito di dare una nuova veste e un nuovo slancio a Superman, il personaggio più pericoloso con cui avere a che fare per un autore. Fu di nuovo un successo che rese Byrne il più importante e famoso autore dell'epoca, tanto da essere riconosciuto anche fuori dal ristretto ambito fumettistico.
Per la Marvel non fu facile sostituirlo nella collana mutante. Diversi disegnatori si avvicendarono al suo posto con risultati grafici non così brillanti. Nonostante ciò e soprattutto grazie alla maestria di Chris Claremont che riuscì a scrivere storie sempre bellissime, gli X-Men non persero smalto, anzi furono condotti dal loro scrittore a nuovi successi, fino al cosiddetto filone "morte e distruzione", quando i toni delle storie si fecero sempre più cupi e tragici. Il successo della serie non diminuì e tutti gli anni '80 furono un periodo di magnifiche storie, tra le migliori dell'epoca.

L'ultima storia di Big John è una piccola gemma di umorismo e di sana avventura super-eroistica. Ne è protagonista assoluta Kitty Pryde, che ormai era diventata uno degli elementi cardine delle storyline di Claremont. Lasciata a casa dal professor Xavier e dagli altri X-Men, alla vigilia di Natale, la ragazzina si vede costretta ad affrontare da sola un pericoloso demone della schiatta dei N'Garai, mostriciattoli che ricordano quelli della saga di Alien e che saranno poi probabilmente l'ispirazione per i temibili "schifoidi" della Covata che tanto daranno da fare ai mutanti negli anni successivi. Sprite se la cava, ma la tenuta di Xavier che ospita la sua scuola ne esce mal ridotta. Ma ormai Kitty è una X-Woman a tutti gli effetti, come peraltro era stato certificato in una storia pubblicata nell'Annual del 1980, supplemento estivo della serie principale.[5]

Continua nella dodicesima parte.

Note
[1] Il numero 141 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina gennaio 1981)  fu pubblicato in Italia nei numeri 22 e 23 del mensile L'Uomo Ragno della Star Comics (marzo-aprile 1989).
[2] Il numero 142 della collana The Uncanny X-Men, il primo albo a adottare ufficialmente questo titolo dopo che per anni era stato usato in copertina (data di copertina febbraio 1981),  fu pubblicato in Italia nei numeri 23 e 24 del mensile L'Uomo Ragno della Star Comics (aprile-maggio 1989).
[3] I numeri 141 e 142 della collana X-Men furono ristampati in Italia nel volume Giorni di un futuro passato da Marvel Italia nel 1998 e in una nuova edizione nel 2014.
[4] Il numero 143 della collana The Uncanny X-Men  (data di copertina marzo 1981),  fu pubblicato in Italia nei numeri 26 e 27 del mensile L'Uomo Ragno della Star Comics (giugno-luglio 1989).
[5] X-Men King Size Annual n°4  (data di copertina 1980, pubblicato nell'agosto di quell'anno),  fu pubblicato in Italia nel numero 3 del trimestrale antologico Stor Magazine Oro della Star Comics (settembre 1992), dodici anni dopo l'originale.

martedì 27 giugno 2017

La morte di Wolverine. L'evoluzione del personaggio Marvel che ha cambiato il mondo dei supereroi (10)

La nona parte è qui.

Kitty Pryde in un magnifico disegno del maestro Alan Davis.

Cordoglio
Jean Grey è morta. E con lei la minaccia di Fenice. Ma le cicatrici sono profonde. Chris Claremont e John Byrne utilizzano il nuovo numero della collana mutante, che nel frattempo è diventata il best seller della Marvel, per concedere a tutti, lettori e eroi, una piccola pausa di riflessione, un momento di passaggio e di intimità.
Ne nasce Elegia, una storia nella quale Scott Summers, l'intrepido capo degli X-Men, si concede un attimo di riflessione, una pausa per fare un bilancio della sua esperienza come super-eroe e come uomo. I tanti nuovi lettori della serie possono così godersi un riassunto delle puntate precedenti, tutta la storia degli X-Men dalle origini condensate in poche pagine. Scott poi lascia il gruppo, ha sofferto troppo e sta soffrendo per la perdita della sua amata; ha decisamente bisogno di un momento per sé.[1]
La storia è bellissima e Claremont la usa anche per rileggere il passato dei mutanti Marvel a suo modo, per mettere qualche punto fermo, per sciogliere qualche nodo, insomma, per ripartire dopo aver rassettato casa.

Tra le tante cose notevoli da menzionare, va ricordato l'accenno che Ciclope fa a riguardo dei nuovi X-Men, quando la nuova stramba squadra fu messa in piedi nell'ormai lontano 1975 nella Seconda genesi. Ripensando ai nuovi membri Claremont fa dire a Scott: «Wolverine... Con gli iper-sensi di un animale, più uno scheletro e artigli di adamantio.»

 Ciclope passa in rassegna mentalmente i nuovi membri della squadra (da X-Men n°138)

Sono passati più di cinque anni da quando Wolverine è entrato negli X-Men. Si è da poco scoperto che il canadese è dotato di uno scheletro metallico. Ma ancora non è del tutto chiara qual'è la sua natura mutante. Iper-sensi di un animale? E' solo questo il suo potere mutante? Che ne è stato dell'accenno di un paio di anni prima quando Wolverine nella Terra Selvaggia aveva rassicurato Tempesta sulle sue condizioni dopo essere stato ferito da un famelico dinosauro: «Guarisco in fretta!» E' evidente che Claremont non aveva ancora deciso. La cosa ha dei risvolti incredibili. Wolverine stava diventando il personaggio di punta del fumetto Marvel più venduto, un fumetto di mutanti, e ancora non era chiaro cosa lo rendeva un mutante! Il nostro magico Chris la stava prendendo decisamente larga... E aveva ragione. Troppi personaggi Marvel erano stati rovinati per scelte frettolose degli sceneggiatori e dei supervisori a caccia di sensazionalismi. Claremont invece voleva vederci chiaro, quasi che il personaggio di Wolverine stesse crescendo da solo, e servisse solo la pazienza di vedere cosa sarebbe diventato.

Un nuovo inizio
Il numero successivo della collana X-Men si rivelò pieno di novità.[2] Dopo il cordoglio per la perdita di Jean e l'uscita dal gruppo di Ciclope, in poche pagine, gli autori fecero ripartire la serie alla grande, con parecchie succose novità. Già nella bellissima ultima pagina di Elegia si era visto l'arrivo alla scuola per giovani mutanti della deliziosa Kitty Pryde, frizzante tredicenne capace di attraversare i muri rendendosi intangibile. Un personaggio che fornì nuova linfa alla serie e permise a Claremont di alternare alle sempre più frequenti tragedie momenti più spensierati e positivi. E Kitty era fatta apposta per donare alle storie la giusta dose di buonumore. Ma Kitty, lo si scoprirà in seguito, si rivelerà un personaggio tridimensionale, tra i migliori che Claremont abbia sviluppato. Un grande acquisto per gli X-Men.

 Kitty Pryde arriva alla Scuola per giovani dotati del professor Charles Xavier. Benvenuta! (da X-Men n°138)

Meno felice fu l'idea di rimpolpare il roster con il redivivo Angelo. Con l'uscita di scena di Ciclope e di Fenice, e prima ancora di Banshee, gli X-Men erano rimasti in pochi, serviva qualcuno per ritornare alla formazione tipo che era di norma composta da sei membri. Angelo evidentemente piaceva a Claremont. L'aveva già usato durante la saga di Fenice e lo utilizzò in seguito in diverse storie. Ma il personaggio aveva sempre avuto un problema legato ai suoi poteri, una coppia di ingombranti ali che non lo rendevano granché utile nelle scene di lotta e di battaglia. Un personaggio molto difficile da usare utilmente. Ok, volava, ma anche Tempesta era in grado di volare, pure Banshee lo faceva. E tutti e due erano anche in grado di offendere se necessario. Invece Angelo svolazzava di qua e di là, ma era davvero difficile renderlo decisivo in azione. Non è dato sapere se la scelta di includerlo nuovamente negli X-Men fosse stata di Claremont, di Byrne o dei supervisori. Di fatto, già nelle prime pagine della storia, durante una sessione di allenamento nella danger room, Angelo si rivela imbranato e poco allenato, tanto che lo stesso Wolverine è costretto a rassicurarlo, nelle vesti inedite di saggio ed esperto consigliere. Si capiva già che la sua permanenza nel gruppo non sarebbe stata lunga...

Wolverine è diventato saggio e benevolo e dispensa consigli al ritrovato Angelo (da X-Men n°139)

Altra grossa novità fu la promozione di Tempesta nel ruolo di leader del gruppo al posto di Ciclope. Il personaggio stava crescendo, come e forse più di Wolverine, e, senza l'ingombrante presenza di Jean e Scott, Claremont lo sviluppò ancora, in profondità, svelandone mille aspetti della sua personalità, donando ai lettori una delle figure più carismatiche di tutto l'Universo Marvel. Splendida Ororo!

Tempesta è il nuovo capo degli X-Men e suggerisce a Kitty il nome di battaglia. Frizzante, davvero... (da X-Men n°139)

Ma la novità più eclatante, ai nostri fini, oltre a quella che fu svelata qualche pagina dopo, fu l'introduzione del nuovo costume marrone di Wolverine! Perché?
«Perché no!» spiega il ghiottone. In realtà la necessità di dotare il personaggio di un costume più adatto alle sue qualità era evidente. Uno che gironzola silenzioso nel sottobosco, sottovento, furtivo e potenzialmente letale, cosa ci faceva con un'uniforme gialla e blu che si sarebbe notata a chilometri di distanza? No, il costume originale non era adatto alle caratteristiche di un guerriero dotato di iper-sensi da animale. Il marrone era decisamente più mimetico, più furtivo, meno appariscente. Se n'era accorto anche Dave Cockrum, anni prima, ma aveva sfornato un costume così brutto che era stato tolto di mezzo dopo poche vignette. L'intuizione però era tutto sommato giusta. E John Byrne completò così l'opera di restyling.

Nuovo abito per Wolverine. Non sarà elegante, ma è efficacie. (da X-Men n°139)

Welcome home!
La storia del numero 139 e di quello successivo non sono però solo dedicate alle novità e ai ritocchi stilistici.[2] Claremont e Byrne ne approfittarono per centrare il focus proprio su Wolverine che stava diventando numero dopo numero il personaggio più importante della serie. Non siamo ancora i livelli di mania degli anni '90, ma la popolarità del ghiottone iniziava crescere in misura importante. La figura dell'antieroe era stata sdoganata e Wolverine fu solo il primo di una lunga serie di personaggi border-line che spopoleranno poi nei comics e al cinema.

L'artigliato X-Man chiede il permesso (chiede il permesso? ma da quando?) al professore per potersi assentare. Vuol tornare in Canada per sistemare i sospesi con il suo governo dopo le scaramucce con gli Alpha Flight. Non ha intenti bellicosi, vuole solo fare pace. Incredibile! Wolverine che vuol far pace. E' davvero cambiato alla corte di Xavier.
Accompagnato da Nightcrawler, ormai suo fraterno amico come lasciano intendere le poche vignette di questa storia, Wolverine si reca a Ottawa a casa di James MacDonald Hudson, il suo vecchio amico e capo che aveva cercato di riportarlo nei ranghi nelle vesti del super-eroe canadese Arma Alpha. Qui incontra Heather, la moglie di "Mac" e Claremont ne approfitta per iniziare, finalmente, a svelare qualcosa del passato del ghiottone.
Che sorpresa, il vecchio Logan è passato a trovarci! (da X-Men n° 139)

Heather chiama Wolverine con il suo nome, Logan. I lettori lo sapevano già da anni, dai tempi del viaggio in Irlanda agli albori dei nuovi X-Men, ma i suoi compagni lo ignoravano. «Ti ha chiamato Logan! E' il tuo vero nome?» chiede uno stupito Nightcrawler.
Si capisce che Logan e Heather sono amici di vecchia data e che la "fuga" di Wolverine dal Canada per seguire Xavier non è stata indolore e ha incrinato i loro rapporti. Ma Wolverine confida a Nightcrawler: «Prima di incontrare la vostra squadra, Heather e Mac erano gli unici veri amici che avevo.»

Scintille tra vecchi amici (da X-Men n°139)

La storia si sposta presto nelle foreste del nord del Canada dove Vindicator, il nuovo nome in codice di Hudson quando indossa il costume da capo di Alpha Flight, è impegnato con alcuni membri del suo gruppo a dare la caccia a una creatura che sta creando scompiglio da quelle parti. Vengono raggiunti da Wolverine e da Nightcrawler. All'inizio è palpabile un po' di tensione, ma Logan mostra subito le sue pacifiche intenzioni. Alla fine i due X-Men aiutano i membri di Alpha Flight in una furibonda lotta contro un personaggio importantissimo nella storia editoriale di Wolverine: il gigantesco Wendigo, primo avversario del ghiottone ai suoi esordi sulle pagine di The Incredible Hulk nell'ottobre del 1974. La storia serve anche a Claremont per rileggere a suo modo quella storica prima apparizione di Wolverine, avvenuta in modo un po' approssimativo. Wolverine infatti commenta: «Vengo fin quassù per chiudere alcuni dei conti in sospeso che ho e finisco faccia a faccia con il più grande conto in sospeso della mia vita.» In effetti, nella sua prima apparizione, non era riuscito a sconfiggere il mostro bianco e anzi ne era uscito un po' scornato; era stato, secondo lui, il suo unico fallimento. Claremont gli dà la possibilità di rimediare. Lo scrittore ci svela anche che, dopo lo scontro con Wendigo, Wolverine era stato occupato, presumibilmente per conto del governo canadese, nelle sue «azioni alla James Bond.»

Snowbird e Wolverine sarebbero stati una bella coppia (da X-Men n° 140)

Nel numero successivo, il 140, mentre la caccia al mostro bianco continua, un flashback permette a Claremont di chiarire i motivi dell'abbandono di Wolverine: «Perché hai dato le dimissioni dal Dipartimento H?» chiede Snowbird, la bella mutaforma degli Alpha Flight. «Un'offerta migliore» chiosa Wolverine. E il ghiottone ripensa al suo passato. Heather e Mac avevano trovato Logan vicino alla loro casa, infreddolito e affamato. E l'avevano accolto. Cosa gli era capitato? Non ci viene spiegato. Wolverine, che evidentemente non ha memoria di certi avvenimenti, si è ritrovato di punto in bianco con gli artigli di adamantio. «Io sono sempre stato un uomo pericoloso! - ricorda Wolverine nel flashback - Combattere è parte della mia natura! Ma questi artigli di adamantio... tutto è diverso ora. Non posso più confrontarmi in un combattimento leale. Sono praticamente invulnerabile, Jim! Sono diventato una macchina per uccidere! E io non voglio questo!»
Questa macchina per uccidere, commenta Claremont, è stata una manna dal cielo per i servizi segreti canadesi che avevano usato Wolverine per i lavori più sporchi. L'offerta di Xavier di unirsi agli X-Men era stata per Wolverine l'occasione di uscire da quel circolo vizioso, una via d'uscita che il collerico agente segreto canadese aveva colto al volo. Insomma, la seconda possibilità che cercava. Anche a costo di essere costretto a abbandonare coloro che l'avevano salvato, Jim Hudson e la sua gentile moglie Heather.

L'incontro tra i coniugi Hudson e Logan (da X-Men n° 140)

In poche vignette, e con una maestria rara, Chris Claremont risolve una delle contraddizioni più grandi del personaggio di Wolverine, il motivo cioè per cui aveva lasciato il suo incarico di super-arma del governo canadese per seguire, apparentemente senza motivo, uno strambo professore in sedia a rotelle.

Tutta la storia canadese serve per mettere a fuoco il personaggio. Anche durante lo contro con Wendigo i pensieri di Wolverine rivelano la sua personalità. Il fatto ad esempio di aver imparato a controllare la sua furia, ma anche di provare in fondo piacere a lasciarla sfogare quando possibile. E' un Wolverine capace di prendere posizione, di dare ordini, come fa ad esempio con Snowbird. Capace di provare pietà per le sue vittime. Durante la lotta con Wendigo riesce a salvare la mutaforma intrappolata nell'aspetto, guarda caso, di un famelico ghiottone. Lo fa con la sua capacità di provare empatia per gli animali, si mette a nudo e si aspetta che lei faccia altrettanto. Il piano riesce e la sua autorevolezza aumenta. Le ultime pagine, dopo che la minaccia del mostro dei boschi è stata sventata, ci riconsegnano un Wolverine in pace coi suoi vecchi amici canadesi («Ora sei un uomo libero... Vieni a trovarci, me e Heather, siamo amici, Logan, ti vogliamo bene e ci manchi», gli dice Mac) ma anche una riflessione sul Wolverine soldato e agente segreto dal passato violento e sul super-eroe a cui è stata data l'occasione di ricominciare ma che deve fare i conti con la sua natura. E' una questione aperta che Claremont non chiude, anzi, la domanda se le azioni dell'X-Man siano giuste rimane in sospeso, come abilmente l'autore fa dire a Nightcrawler, l'amico che non si sottrae dal fare domande scomode.[3]

Nightcrawler è davvero un buon amico (da X-Men n° 140)

La storia servì anche a Byrne e alla Marvel come prologo alla bella serie dedicata al gruppo guidato da Vindicator, Alpha Flight, che ebbe un buon successo fintantoché fu realizzata dall'autore anglo-canadese, ma che però vide la luce più di due anni dopo, nell'estate del 1983.

Continua nell'undicesima parte.

Note
[1] Il numero 138 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina ottobre 1980)  fu pubblicato in Italia nei numeri 19 e 20 del mensile L'Uomo Ragno della Star Comics (dicembre1988, gennaio 1989).
[2] I numeri 139 e 140 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina novembre e dicembre 1980)  furono pubblicati in Italia nei numeri 20, 21 e 22 del mensile L'Uomo Ragno della Star Comics (gennaio-marzo 1989).
[3] I numeri da 138 a 140 della collana X-Men furono ristampati in Italia nel volume Giorni di un futuro passato da Marvel Italia nel 1998 e in una nuova edizione nel 2014.


mercoledì 21 giugno 2017

La morte di Wolverine. L'evoluzione del personaggio Marvel che ha cambiato il mondo dei supereroi (9)

L'ottava parte è qui.

La copertina di X-Men n°133 disegnata da John Byrne e Terry Austin. Un solitario Wolverine in una memorabile zuffa con gli sgherri del Club Infernale.

The Dark Phoenix Saga: una pietra miliare nel mondo dei comics
Il 1980 mutante si aprì con molte novità e con l'inizio di uno dei cicli narrativi più celebrati della storia della Marvel e del genere super-eroistico. Dal numero 129 fino al numero 137, per quasi un anno, le vicende degli X-Men furono incentrate sullo straordinario personaggio di Jean Grey, nota ormai come Fenice, un essere potentissimo che aveva travalicato l'essenza mutante della rossa X-Woman. E' davvero difficile avere a che fare con poteri così grandi, così spaventosi, soprattutto se si mette in mezzo un nemico che riesce a farti impazzire, ti fa vivere in una realtà parallela fatta di visioni e illusioni scollegate dalla realtà. La povera Jean, nonostante tutti i suoi sforzi e l'amore dei suoi amici, alla fine soccombe in una delle storie più drammatiche, ma anche commoventi, che si siano mai lette su un albo a fumetti.
Sulla Saga di Fenice Nera ci sarebbe da scrivere un'enciclopedia, tanti sono gli spunti narrativi che offre. E tanto se n'è scritto, in particolare sul tragico epilogo.
Tutta la story-line è piena di novità. Nel primo numero comparve per la prima volta uno dei personaggi più belli e importanti dell'intera saga mutante, Kitty Pride, una frizzante adolescente che diventò poi uno dei punti di forza delle serie mutanti e grande amica di Wolverine. Poi Dazzler, improbabile eroina sui pattini dallo spessore ancora incerto, fatta esordire sulle pagine degli X-Men per essere poi protagonista di una sua serie regolare nata per strizzare l'occhio al pubblico giovanile amante dell'allora imperante disco-music (sigh!), ma che negli anni '80 tornò a rivestire un ruolo di primo piano nelle storie degli X-Men. Poi i nuovi e terribili nemici, i membri dell'oscuro Club Infernale. Tutte creazioni di un ispiratissimo Chris Claremont che iniziava davvero a far vedere al mondo perché, negli anni, si è meritato di essere considerato uno dei più importanti scrittori di fumetti.

 La Saga di Fenice Nera, il volume che raccoglie tutta la storia. La copertina è una rielaborazione di quella storica di X-Men n°137 di John Byrne e Terry Austin

E Wolverine? Bhe, il mutante canadese fu uno dei protagonisti dell'intero ciclo, pur senza esserne il fulcro centrale. La sua evoluzione come personaggio permise a Claremont e a John Byrne, che fu sempre co-accreditato anche nella stesura delle storie, di utilizzarlo in pieno, di sfruttarne le peculiari caratteritiche che ormai si stavano delineando con chiarezza. Lui era il membro delgi X-Men che spesso faceva il lavoro sporco, e lo risparmiava agli altri, a lui venivano demandate le azioni più crude e violente, ma il personaggio conteneva una vena umoristica e un'indole avventurosa nel suo tipico stile di guerriero senza paura, pur con qualche macchia. Intanto si inseriva sempre più nel gruppo, ne diventava uno dei membri più stabili e affidabili (mentre in parallelo iniziava a prendere sempre più quota la leadership di Tempesta).

Kitty, Alison e Emma
Il cast del serial iniziò ad arricchirsi di personaggi femminili con i quali Claremont dimostrò di trovarsi subito a suo agio. Una caratteristica tipica dello scrittore di origini inglesi, a cui si deve l'aver introtoddo o sviluppato un gran numero di figure femminili di grande spessore in un mondo, quello dei super-eroi, tipicamente maschilista. Già negli X-Men c'erano già due figure femminili forti e narrativamente tutt'altro che banali come Jean Grey e Ororo e Claremont aveva anche tirato fuori dal cappello la splendida Moira, protagonista assoluta della Saga di Proteus. Ma fu con Kitty Pride che Claremont iniziò a fare sul serio. Kitty divenne uno dei suoi personaggi migliori, più amati e che lo scrittore utilizzò nel modo più creativo e intelligente. Su di lei bisognerebbe dilungarsi per giorni. Nel numero 129 della collana X-Men, insieme a Kitty, fece il suo esordio anche Emma Frost, la Regina Bianca, altra donna e innovativo personaggio che lo scrittore utilizzò in modo magnifico negli anni successivi.

La prima parte della lunga saga vide gli X-Man alle prese con il temibile Club Infernale e in particolare con la sua cerchia interna, un gruppetto di mutanti che sotto mentite spoglie gestivano l'esclusivo circolo interno e il cui scopo era la manipolazione del potere a tutti i livelli. Il primo scontro avvenne proprio a causa di Kitty Pride, una giovane mutante appena "scoperta" dal prof. Xavier (appena tornato dallo spazio) tramite il super-computer Cerebro. Una squadra di X-Men viene inviata da Xavier a Chicago, dove Cerebro ha individuato la giovane mutante. L'idea è che la ragazzina possa isciversi alla scuola per giovani mutanti di Xavier. I nostri vengono assaliti da un gruppo di uomini misteriosi dotati di una avvenieristica armatura. Sono emissari del Club Infernale che punta a sconfiggere gli X-Men e a portare dalla sua parte la giovanissima ragazzina.[1]

Jean incontra Kitty. E' la fine di un incubo. (da X-Men n°131)

Nel numero successivo una seconda squadra di X-Men giunge a New York per trovare un secondo mutante appena individuato. Si tratta della cantante Alison Blaire, nota come Dazzler, capace di trasformare il suono in energia luminosa. Anche qui gli emissari del Club Infernale si mettono di mezzo.[2]
Xavier e Tempesta, Colosso e Wolverine, la squadra mandata a incontrare Kitty, vengono rapiti da Emma Frost, Regina Bianca del Club e potente telepate in grado di rivaleggiare, quasi, con il professore. In una sarabanda di  avvenimenti e capovolgimenti alla fine è proprio la giovane, spaventata e inesperta Kitty che si trova costretta a intervenire per liberare i suoi nuovi amici.
Intanto Jason Wyngarde, il misterioso e avvenente uomo che da mesi e mesi sta minando la mente di Jean Grey, continua nella sua diabolica opera. Anche lui, si scopre, è un membro del Club Infernale e il suo scopo è portare dalla parte dei malvagi la rossa Jean, per poterne sfruttare, come docile marionetta, i fantastici poteri di Fenice.

Kitty libera Wolverine. Ci sa fare la ragazzina! (da X-Men n°131)

Nel frattempo Kitty riesce a non farsi catturare dalla Regina Bianca e incontra la squadra di Ciclope, Nightcrawler e Fenice che ha preso contatto con Dazzler. Viene organizzata una operazione di recupero e grazie ai poteri di Kitty, in grado di diventare incorporea e di attraversare le pareti, Wolverine e gli altri vengono liberati. Alla fine sono i poteri di Fenice a rivelarsi decisivi. A tal punto da preoccupare e intimorire i suoi compagni. Scott in particolare inizia a chiedersi cosa sia diventata Jean. E' ancora lei? E' ancora la ragazza che ama? O la personalità misteriosa di Fenice sta cambiando tutto? Ovviamente Ciclope non sa che gran parte dell'instabilità di Jean è dovuta alle manovre oscure di Jason Wyngarde che riesce con facilità a entrare nella mente della ragazza, suggestionandola e manovrandone le azioni.[3]

Ciclope capisce però che il Club Infernale è pericoloso e decide di intervenire. La misteriosa organizzazione sta braccando gli X-Men e così Scott decide che la miglior difesa è l'attacco. In gran segreto gli X-Men, aiutati da Angelo, organizzano una missione a casa del Club, nel loro stesso covo. Vogliono vederci chiaro una volta per tutte. La lotta inizia presto e gli X-Men fanno la conoscenza diretta dei loro nemici: il Re Nero Sebastian Shaw, un ricco industriale capo indiscusso del Club e leader della segretissima cerchia interna, Donald Pierce, mezzo uomo e mezzo cyborg, Harry Leland, la stessa Emma Frost, la Regina Bianca, e naturalmente Jason Wyngarde. Tutti mutanti, tutti pericolosi tanto da essere a capo di una organizzazione segreta che mira ad ottenere potere, politico e economico, e per questo vuol sfruttare gli altri mutanti e in particolare la povera Jean Grey. Lo scontro è terribile e Jean, manipolata da Wyngarde, viene soggiogata diventando lei stessa membro del Club, nelle vesti della Regina Nera.[4]

Le cose non vanno bene, gli X-Men vengono catturati e Wolverine, mandato nei sotterranei del palazzo del Club per entrare di soppiatto, è stato sconfitto ed è creduto morto. Ma lui è un osso duro, mica molla facilmente! L'ultima pagina del numero 132  è splendida. Wolverine riemerge dall'acqua delle fogne: «Okay bastardi, ci avete provato... Ora tocca a me!» Ecco il vero Wolverine...

 Pensavate di aver ucciso Wolverine? Mica è così semplice! (da X-Men n°132)


Wolverine: solo!
L'X-Man canadese è il protagonista del numero 133. Sua è la copertina (la prima della collana interamente dedicata a lui), suo è il titolo della storia, suo è il palcoscenico.[5]
Nei sotterranei del Club Infernale di Manhattan Wolverine affronta in solitaria i mercenari del circolo interno di Shaw. Odiano i mutanti e impareranno a odiarli ancora di più, in particolare il burbero canadese dopo il trattamento che riserverà loro usando i suoi artigli. In una didascalia Chris Claremont descrive la scena della mattanza: mentre affetta i suoi avversari Wolverine «fa quello che sa fare meglio... e si diverte un mondo.»

Wolverine se la spassa...  (da X-Men n°133)

La scena finale della lotta con i mercenari è epica e descrive al meglio quello che il personaggio è diventato dopo la lunga cura di Claremont. Rimane un solo avversario,Wolverine lo impaurisce al punto da farlo arrendere. E' l'inizio dell'eterno tormentone: "Faccio quello che so fare meglio, e quello che faccio non è piacevole (ma mi diverto!)"

 La psicologia del terrore! (da X-Men n°133)

Alla fine gli X-Men riescono, anche grazie all'intervento di Wolverine, a liberarsi e a fuggire. Il canadese uccide Leland e Jean Grey riesce a sottrarsi dall'influenza di Jason Wyngarde che si rivela essere nient'altro che Mastermind, un vecchio nemico degli X-Men capace generare illusioni e con questo soggiogare la volontà delle altre persone. Ma è troppo tardi, tutto quello che Jean ha passato e i danni subiti dal controllo mentale di Mastermind hanno indebolito la sua volontà e la ragazza perde il controllo. Non è più la Regina Nera del Club Infernale sotto l'influenza di Wyngarde, non è più Jane Grey e nemmeno Fenice, ma si trasforma nella ben più temibile Fenice Nera. E sono guai, grossi... [6]

Figlia della luce e dell'oscurità
I tre numeri finali della saga sono tra i più drammatici mai letti sin'ora. Jean Grey si trasforma e trascende nell'entità oscura della Fenice Nera, la faccia incontrollata e incontrollabile della splendida Fenice, un essere universale di origine primigenia e di potenza inaudita. Jean non riesce più, se non a tratti, a controllare la fame che la divora.[7]

La bellissima copertina di X-Men 135, Fenice Nera si rivela in tutta la sua potenza.

Gli X-Men ci provano in tutti i modi, combattuti tra l'amore per la ragazza e la necessità di fermarla costi quel che costi. Una battaglia dilaniante, in particolare per Scott e per il professore. Poi Fenice Nera, nel suo girovagare incontrollato per l'universo, affamata e dilaniata, distrugge un intero sistema solare abitato da miliardi di esseri e finisce nelle mire degli Shi'Ar. Quando finalmente sembra tornata la pace Lilandra reclama giustizia per gli atti compiuti da Jean nelle visti di Fenice Nera, la divoratrice di mondi. Il fato di Fenice, l'ultima storia, è una delle più famose e discusse della storia dei fumetti. Jean muore, si sacrifica per fermare l'essere che è dentro di lei, l'essere che lei stessa è diventato. Fiumi di inchiostro furono scritti su questa scelta imposta controvoglia agli autori che a quanto pare avevano in mente un finale diverso. Invece la morte di Jean Grey si compì e gli X-Men e il mondo dei comics non furono più gli stessi.

Anche Wolverine è ovviamente coinvolto nella battaglia. Lui ha amato Jean e come gli altri è diviso, lacerato. Grazie a un congegno inventato da Hank McCoy, la Bestia, gli X-Men riescono a rallentare Fenice Nera che per un attimo è indebolita. E' un'occasione d'oro per farla finita. E ci può pensare solo Wolverine. Solo lui può avere il coraggio di compiere l'atto fatale, solo lui può fare ciò che va fatto, anche se non è piacevole. Ma la personalità di Jean torna in superficie e implora Wolverine di ucciderla, di mettere fine a tutto. Questo fa esitare Wolverine che perde l'attimo fuggente. Troppo tardi, Fenice Nera riprende il controllo, occasione sprecata...[8]

Wolverine sta per uccidere Fenice Nera, ma esita... (da X-Men n°136) 

Il professor X riesce comunque a fermare Fenice, grazie anche all'aiuto della stessa Jean. Appena in tempo perché gli X-Men siano condotti di fronte al tribunale degli Shi'Ar. Gli X-Men combattono contro la Guardia Imperiale di Lilandra per la vita di Jean. Wolverine si prepara all'inevitabile scontro e riflette su di sé e sulla battaglia che gli attende: qualcosa gli dice che l'esito non sarà piacevole. A margine gli autori ribadiscono che il suo scheletro è di adamantio, come la sue devastanti lame. Curiosamente in una vignetta si vede l'artigliato eroe in meditazione, come farebbe un guerriero giapponese: l'ennesimo indizio sul suo passato che, con la solita maestria, Chris Claremont lascia lì, come una briciola fatta cadere sul percorso per ritrovare la strada di casa.[9]

 Wolverine si prepara per la battaglia finale (da X-Men n°137)

Alla fine Jean si sacrifica, uccidendo se stessa ma anche Fenice Nera, l'essere che ormai è ineludibilmente diventato. Il volto della ragazza nell'ultima vignetta è bellissimo. Traspare tutto l'amore per Scott, ma anche l'intollerabile sofferenza della povera X-Girl.

Si compie il fato di Fenice, in una delle scene più famose della storia dei fumetti Marvel (da X-Men n°137)

Tutta la saga è dominata dai meravigliosi primi piani di Jean realizzati da un John Byrne in stato di grazia, al suo massimo artistico. Queste sono le storie che hanno reso immortali gli X-Men nel mondo dei comics: queste vignette lo testimoniano e ce ne spiegano il motivo.[10]

The Untold Story
La versione orginale di The Fate of Phoenix fu pubblicata qualche anno dopo, nel 1984, con il finale che Claremont e Byrne avevano inizialmente ideato.[11] Fenice Nera muore, ma Jean riesce a essere salvata. Purtroppo per gli autori Jim Shooter, l'allora detestatissimo capo editoriale della Marvel, decise diversamente e fece ridisegnare tutto. Un mucchio di lavoro in più, ma anche un problema per le storie successive. Claremont fu costretto a ripensare l'universo mutante senza Jean. Fortuna che aveva appena introdotto Kitty Pride...

Continua nella decima parte.

Note
[1] Il numero 129 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina gennaio 1980)  fu pubblicato in Italia nel numero 11 del mensile L'Uomo Ragno della Star Comics (marzo 1988).
[2] Il numero 130 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina febbraio 1980)  fu pubblicato in Italia nei numeri 11 e 12 del mensile L'Uomo Ragno della Star Comics (marzo, aprile 1988).
[3] Il numero 131 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina marzo 1980)  fu pubblicato in Italia nei numeri 12 e 13 del mensile L'Uomo Ragno della Star Comics (aprile, maggio 1988).
[4] Il numero 132 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina aprile 1980)  fu pubblicato in Italia nel numero 13 del mensile L'Uomo Ragno della Star Comics (maggio 1988).
[5] Il numero 133 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina maggio 1980)  fu pubblicato in Italia nel numero 14 del mensile L'Uomo Ragno della Star Comics (giugno 1988).
[6] Il numero 134 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina giugno 1980)  fu pubblicato in Italia nel numero 15 del mensile L'Uomo Ragno della Star Comics (luglio 1988).
[7] Il numero 135 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina luglio1980)  fu pubblicato in Italia nei numeri 15 e 16 del mensile L'Uomo Ragno della Star Comics (luglio e agosto 1988).
[8] Il numero 136 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina agosto 1980)  fu pubblicato in Italia nei numeri 16 e 17 del mensile L'Uomo Ragno della Star Comics (agosto e ottobre 1988).
[9] Il numero 137 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina settembre 1980), realizzato con un numero di pagine doppio rispetto al normale, fu pubblicato in Italia nei numeri 17, 18 e 19 del mensile L'Uomo Ragno della Star Comics (ottobre, novembre e dicembre 1988).
[10] I numeri da 129 a 137 della collana X-Men furono ristampati in Italia nel volume La Saga di Fenice Nera - The ultimate edition da Marvel Italia nel 1998.  
[11] Phoenix. The Untold Story (numero unico, data di copertina aprile 1984) fu pubblicato in Italia nel numero 12 del mensile Star Magazine della Star Comics (settembre 1991)