venerdì 26 maggio 2017

La morte di Wolverine. L'evoluzione del personaggio Marvel che ha cambiato il mondo dei supereroi (8)

La settima parte è qui.
Ciclope si prende gioco di Wolverine... a suo rischio e pericolo (da X-Men n°127)

Gli X-Men, la mia famiglia, davvero?
Nelle scorse puntate abbiamo visto l'evoluzione del personaggio di Wolverine nei quattro anni di permanenza negli X-Men. Dal burbero e un po' infantile attaccabrighe dei primi tempi, Chris Claremont lo fece crescere trasformandolo in qualcosa di diverso, in un personaggio tridimensionale, con le sue insicurezze, ma finalmente affidabile e consapevole.

Il numero 122 della collana The Uncanny X-Men contiene una delle tipiche storie di passaggio a cui il grande Chris ci abituerà anche in seguito. Il gruppo di Ciclope, con Wolverine, Nightcrawler, Colosso, Tempesta e un menomato Banshee privo di poteri, è tornato a casa, trovandola vuota. Il professore è nello spazio con Lilandra, mentre Jean e a Muir con Moira McTaggert alla ricerca dell'equilibrio con il suo nuovo status di Fenice.
La storia inizia con un allenamento nella stanza del pericolo: Colosso, dopo averle buscate un po' di volte nelle precedenti avventure, non è più sicuro dei suoi poteri, della sua forza. Una sorta di blocco psicologico. E' interessante il fatto che Ciclope si trovi nella sala comandi insieme a Wolverine. Situazione del tutto nuova. Il leader degli X-Men analizza con il canadese la situazione, cerca consiglio e Wolverine partecipa a pari livello, quando fino a pochi mesi prima difficilmente un suo parere sarebbe stato preso in considerazione. Wolverine con un colpo di teatro prende in mano la situazione, distrugge il pannello dei comandi e raggiunge Peter nella stanza del pericolo, mettendo a rischio la propria vita, ma così facendo costringe il giovane e insicuro russo a usare tutta la sua forza per salvarlo. Un rischio pazzesco, ma calcolato, non un colpo di testa irrazionale o istintivo. Wolverine si fida dell'amico e mette la vita nelle sue mani. Il trucco funziona e il dialogo finale con Ciclope, che abbozza elegantemente, è strepitoso per umorismo e profondità.

Wolverine offre una spintarella psicologica a Colosso, nel suo inimitabile stile... (da X-Men n°122)

Ma sono le parole di Wolverine rivolte a Colosso che colpiscono, mentre rischiando la vita cerca di convincerlo ad aver fiducia dei suoi mezzi, tanto sono nuove e distanti da quelle che avrebbe pronunciato il vecchio personaggio:  «Tutti devono morire Petey... presto o tardi... meglio farlo vicino a un amico. Ho una mezza idea di quello che ti sta capitando, coso. Molti tra noi erano dei perdenti prima di diventare X-Men. Il gruppo è diventato la famiglia che non abbiamo mai avuto. Ma tu hai una famiglia, amico. Radici.» Si riferisce al fatto che effettivamente Peter ha lasciato i suoi in Siberia e il tarlo che lo corrode è forse la nostalgia. La profondità psicologica di Wolverine è inedita, ma anche l'attaccamento al gruppo, agli X-Men come famiglia, come luogo dove ricominciare, nel perfetto stile americano delle "seconde possibilità".

E' un bel capovolgimento narrativo e un segno evidente del fatto che gli autori, dopo una gestazione di anni, avevano finalmente preso confidenza con il personaggio. La nuova caratterizzazione è quella di un esperto super-eroe, in grado di prendere in mano la situazione se ce n'è bisogno, con autorevolezza, con decisione, con credibilità. Sempre burbero e un po' pazzoide, a volte in modo imprevedibile, ma non più rancoroso, chiuso nell'orgoglio, ma a tratti addirittura comico. Non il leader degli X-Men, ma uno di cui finalmente fidarsi. Lo capisce, forse, persino Ciclope...

Tutta la storia del numero 122 è splendida e offre nuova linfa e nuove sfaccettature di tutti i personaggi: da Ciclope alle prese con la presunta perdita di Jean, dalla quale però sembra risollevarsi in fretta grazie a Colleen Wing, al Professor Xavier alle prese con la sua nuova condizione di compagno di una imperatrice galattica, a Jean che incontra Jason Wyngarde con tutti i guai che ne seguiranno, a Tempesta che deve fare i conti con il suo passato e con le sue vere origini, meno paradisiache di quello che credeva. E ancora Wolverine che rivede inaspettatamente la bella Mariko a New York...[1]

I due numeri successivi della serie sono incentrati sul rapimento degli X-Men da parte del perfido Arcade, personaggio caro a Claremont e Byrne che lo fecero esordire un annetto prima nella serie ragnesca Marvel Team-Up. Un'avventura piena di azione nella quale nuovamente Wolverine rischia di farsi prendere dall'istinto e per questo per un po' le prende, reagendo in modo scomposto. Il lupo perde il pelo...[2]

Sull'isola di Muir
Ma la saga mutante non concede pause. I quattro numeri successivi costituiscono la cosiddetta Proteus Saga, uno degli archi narrativi più celebri della premiata coppia Claremont-Byrne.[3][4] Lo scontro con Proteus, il misterioso Mutante X che si scopre essere il figlio di Moira MacTaggert, si rivela essere uno dei momenti più difficili della storia mutante. Claremont riesce comunque a seminare indizi rivolti al futuro, prepara il campo a nuovi sviluppi ancora più complessi e drammatici, le sotto-trame sono un groviglio di nuovi interrogativi e di nuove incertezze.

Proteus alla fine viene sconfitto, ma si tratta di una tragica vittoria, sopratutto per Moira. Ma per lei è anche un nuovo inizio, grazie alla presenza di Banshee che, ormai privo di poteri, decide di lasciare gli X-Men e di restare a Muir. Il centro ricerche scozzese, gestito da Moira e da Sean, diventerà una sorta di seconda casa per i mutanti di Xavier, un luogo dove riposare, trovare conforto e guarire dopo mille traversie grazie alla presenza preziosa della bella genetista e dell'esperto irlandese.

Wolverine non è il principale protagonista della storia, ma la sua nuova dimensione narrativa lo rende un elemento non estraneo al gruppo. Le sue doti di segugio e la sua esperienza lo rendono prezioso, così la sua selvaggia determinazione. In realtà la storia inizia con una bella litigata tra Wolverine il capo Ciclope che comincia a dubitare della coesione del gruppo. I due non si sopportano e non fanno niente per nasconderlo..

Adamantio!
Ma per la storia di Wolverine l'avventura scozzese è un punto di non ritorno, perché, finalmente, dopo più di quattro anni, viene svelato qualcosa sui reali poteri del piccoletto. Nel numero 126 di Uncanny X-Men il gruppo, con Moria e alcuni dei mutanti ospiti del suo centro ricerche (Havok, Polaris e l'Uomo Multiplo) inizia la caccia a Proteus il cui nefasto potere è quello di impossessarsi del corpo delle persone che incontra, consumandole in poco tempo e decretandone quindi la morte. Ha bisogno di cambiare spesso corpo e nel suo tragitto verso Edimburgo, dove si sta recando per incontrare e uccidere suo padre, Kevin (questo il suo vero nome) si lascia dietro una scia di morte e di mummie rinsecchite. Le abilità di segugio del guerriero canadese consentono agli X-Men di seguirne la traccia, fino al fatidico incontro. Proteus ha preso possesso del corpo di uno sfortunato poliziotto, ma Wolverine, grazie ai suoi sensi animaleschi, non si fa ingannare. A questo punto il Mutante X decide di impossessarsi del corpo dell'X-Man, ma, colpo di scena, non funziona. Tutto il corpo di Wolverine è fatto di metallo! E' il punto debole di Proteus che non riesce così a "entrare" dentro Wolverine. «Metallo! - urla Proteus - Questo X-Man è pieno di metallo. Alieno... mortale... per me!» Sardonicamente Wolverine risponde: «Non è solo metallo, tesoruccio. Ho uno scheletro da tre milioni di dollari di adamantio.»

Proteus tenta di impossessarsi del corpo di Wolverine... ma non ha tenuto conto dell'adamantio! (da X-Men n°126, ottobre 1979)

E' una grossa novità. Non solo i suoi artigli retrattili sono di adamantio, ma tutto il suo scheletro ne è ricoperto. Come c'è finito? Si può solo immaginare che non sia naturale, non è quello il suo potere mutante. L'adamantio è stato in qualche modo aggiunto (è costato 3 milioni di dollari!), ma come, da chi e perché? Una serie di interrogativi che per i lettori rimarranno tali per decenni...  
Quindi Wolverine è un mutante, e il suo potere sembra quello di essere dotato di sensi animali sviluppatissimi, fiuto, tatto, udito, e che in un passato tutto da scrivere gli è stato impiantato uno scheletro di metallo. Ma ricopre le sue ossa? Oppure lo scheletro è stato sostituito? E gli artigli, sono comunque artificiali? O sono naturali e poi ricoperti di adamantio? Altre domande, altre questioni che rimarranno tali per molti, molti anni.

Ciclope si prende cura di un tremante Wolverine, scosso dopo l'incontro con Proteus...
 
...e lo provoca. Wolverine non la prende bene! (da X-Men n°127, novembre 1979)

Lo scontro con Proteus non è comunque indolore per il canadese che ne rimane scosso, confuso, tutta la realtà fatta di certezze, di norma solidamente vagliate attraverso i suoi sensi, è stata messa in crisi. Fortunatamente interviene Ciclope che provoca in modo apparentemente stupido il suo compagno e ne ottiene una rabbiosa reazione. Ma in questo modo il leader mette alla prova tutto il gruppo, che confusamente assiste. Una salutare scossa nella mente degli X-Men dopo lo choc dello scontro con Proteus. Spiega Ciclope: «Ho messo alla prova me stesso e anche voi ragazzi. Ero molto preoccupato per te, Wolverine.» Inopinatamente Wolverine risponde. «Ne avevi un buon motivo. Proteus mi ha messo addosso una bella paura. Non avevo una grande opinione di te in passato, Cike, come leader e come uomo. Mi sbagliavo.» «Grazie Wolverine, davvero.» Per certi aspetti anche questa è una grande svolta nella narrazione, nell'equilibrio tra i personaggi, sempre più definiti e tridimensionali, offre agli autori nuova linfa, uno spaccato inedito e la possibilità di futuri sviluppi.

Ti salvo io! Tanto hai lo scheletro di adamantio e non ti faccio mica male! (da X-Men n°128, dicembre 1979)

Nel numero successivo, durante la battaglia finale con il Mutante X, che nel frattempo ha messo sotto sopra mezza Edimburgo e si è impossessato del corpo del suo odiato padre, Ciclope salva Wolverine che sta precipitando da una considerevole altezza. Lo fa rallentando la sua caduta con brevi emissioni dei raggi ottici. Ciclope è davvero in gamba. La cosa interessante però è che sembra conoscere il segreto di Wolverine e del suo scheletro di adamantio. Peccato che in passato questo fatto non fosse mai stato reso noto... No, Ciclope non poteva sapere nulla del segreto di Wolverine... Tipico di Chris Claremont, aggiungere informazioni rivolte ai lettori facendo finta che si tratti di cose già note. Grande Chris (ancora)! Wolverine però si lamenta, gli rimarranno per sempre i lividi. Non c'è ancora traccia del famoso fattore di guarigione! Gli autori ancora non l'hanno codificato in modo preciso. Servirà ancora qualche anno...

Continua nella nona parte. 

Note
[1] Il numero 122 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina giugno 1979)  fu pubblicato in Italia nei numeri 27, 28 e 30 del quattordicinale L'Uomo Ragno (2a serie) dell'Editoriale Corno (dicembre 1982, gennaio 1983).
[2] I numeri 123 e 124 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina luglio e agosto 1979)  furono pubblicato in Italia nel numero 1 della rivista Marvel della Labor Comics (giugno 1986). Fu ristampato da Marvel Italia nel numero 7 del semestrale X-Men Classic (Marvel Special 9, dicembre 1996)
[3] I numeri 125 e 126 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina settembre e ottobre 1979)  furono pubblicato in Italia nel numero 2 della rivista Marvel della Labor Comics (luglio 1986). Furono ristampati da Marvel Italia nel numero 7 del X-Men Classic (Marvel Special 9, dicembre 1996)
[4] I numeri 125, 126, 127 e 128 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina settembre, ottobre, novembre e dicembre 1979)  furono pubblicato in Italia nello Speciale X-Men 1 della Star Comics nel 1988. Furono ristampati da Marvel Italia nel numero 8 del semestrale X-Men Classic (Marvel Special 11, agosto 1997)
 

martedì 17 maggio 2016

La morte di Wolverine. L'evoluzione del personaggio Marvel che ha cambiato il mondo dei supereroi (7)

La sesta parte è qui.

Un sorridente Wolverine prende congedo dalla bella Mariko. E' innamorato! (da X-Men n°120)

Colpo di fulmine!
Dopo l'interludio del numero 117 di X-Men, durante il quale Charles Xavier affronta i suoi incubi per la scomparsa dei suoi pupilli e ricorda in un riuscitissimo flash-back il suo primo scontro con  Amahl Farouk, il Re delle Ombre, la squadra guidata da Ciclope reduce dalla Terra Selvaggia continua il suo tour mondiale e approda in Giappone.[1] Gli X-Men salvano il paese dal tentativo di affondamento attuato da Moses Magnum con l'aiuto del vecchio alleato Sole Ardente e delle Figlie del Drago, le belle Colleen Wing e Misty Knight, personaggi cari al Claremont e Byrne. Purtroppo la battaglia costerà cara a Banshee che si ritroverà da questo momento senza poteri e dovrà così abbandonare attivamente il gruppo.[2][3]
Anche queste storie sono importantissime per lo sviluppo del personaggio di Wolverine che inizia sempre di più ad assumere un ruolo da protagonista nella serie. Intanto si scopre che Wolverine capisce il giapponese. La cosa stupisce Ciclope: «Leggi il giapponese? Non lo sapevo.» «Me lo hai mai chiesto?» ribatte sardonicamente Wolverine.
Questo breve dialogo aprì all'epoca scenari inimmaginabili. A partire da queste battute Claremont e poi tantissimi autori marveliani esploreranno in lungo e in largo il passato nipponico dell'artigliato. Fino a questo momento si sapeva solo che Wolverine era stato addestrato dal governo canadese, per dieci anni, per  diventare una sorta di super-soldato, di super-agente al soldo delle forze armate e, probabilmente, dei servizi segreti del paese della foglia d'acero. La rivelazione della conoscenza del giapponese da parte di Wolverine lascia trasparire un possibile passato fatto di avventure in Oriente, con il nostro eroe coinvolto in chissà quali missioni segrete. Claremont svilupperà il concetto fino alla bellissima miniserie realizzata con Frank Miller nel 1982.
Ma già nelle pagine successive del numero 118 di X-Men la conoscenza del Giappone e della sua cultura da parte di Wolverine viene sviluppata. In questa storia infatti il ghiottone incontra per la prima volta la sua futura fidanzata e promessa sposa, Mariko Yashida, cugina di Sole Ardente e dama di una potentissima famiglia giapponese coinvolta però anche con la yakuza, la mafia del paese.
L'incontro con Mariko serve anche a Claremont per chiudere definitivamente la vicenda della cotta di Wolverine per Jean Grey. Alla bella giapponese, di cui si innamora subito, Wolverine tenta di rivelare il suo nome anche se non riesce a completare la frase. Ci riuscirà nel numero 120 quando gli X-Men lasceranno il paese del Sol Levante.

L'incontro tra Mariko e Wolverine, che non riesce a rivelare il suo vero nome perché interrotto dai Mandroidi di Moses Magnum (da X-Men n°118)
Durante lo scontro con i Mandroidi di Moses Magnum, Claremont e Byrne incorrono in un evidente errore. Uno dei robottoni usa un improbabile "raggio magnetico a polarità invertita" per sbarazzarsi di Colosso e del suo corpo di acciaio organico. Invece Wolverine dichiara di esserne immune. Il potere magnetico dei Mandroidi nulla può contro i suoi artigli di adamantio. Ma 'sto adamantio è influenzato dai campi magnetici come era stato reso evidente nei due precedenti scontri contro Magneto oppure no? Gli autori non hanno ancora le idee chiare e dimostrano poca dimestichezza con la fisica e l'elettromagnetismo.

Sboccia l'amore tra Mariko e Wolverine-San. Il galante X-Man ha appena regalato un crisantemo (fiore nazionale del Giappone) come regalo d'addio (da X-Men n°120)

Vogliamo indietro Wolverine (davvero!)
C'è ancora Wolverine al centro della successiva avventura. Il governo canadese e il suo Dipartimento H non si sono rassegnati e, dopo l'infruttuoso tentativo di James MacDonal Hudson di riportare a casa l'Arma X nel numero 109, l'aereo su cui stanno viaggiando gli X-Men di ritorno dal Giappone viene dirottato magicamente e costretto ad atterrare a Calgary.[4]
Qui si svolge una battaglia campale tra i mutanti e gli Alpha Flight, il gruppo di super-umani canadesi che Wolverine era stato destinato a guidare prima della sua adesione agli X-Men. All'inizio il gruppo di Ciclope riesce a sfuggire all'attacco presso l'aereoporto da parte del "Maggiore Foglia d'Acero", come viene ironicamente definito da Colosso (in realtà Vindicator, in italiano Vendicatore), e dai suoi, Northstar, Aurora, Sciamano, Snowbird e Sasquatch. Poi però alcuni X-Men vengono catturati e tra essi un distratto Wolverine.

Alcune vignette ritraggono il mutante canadese a passeggio per la città da cui dice di mancare da tempo. Intanto riflette sulla sua nuova fiamma, la bella Mariko, chiedendosi se è all'altezza del lignaggio della dama giapponese. Il personaggio si sta evolvendo ancora e il rancoroso desiderio che provava per Jean si è trasformato in un sentimento più nobile, più signorile. Qualche accenno immerge il lettore in un passato tutto da scrivere: chi è Cracklin' Rosa che gestisce un posto chiamato "Social Club"? Non viene detto, ma questo nome, che si scoprirà essere una vecchia amica e forse amante di Logan, ritornerà in futuro e Claremont, anni dopo, dedicherà un flashback sul passato di Wolverine in cui compare proprio la misteriosa donna.

Wolverine passeggia per le strade di Calgary...
... e riflette sui suoi sentimenti per Lady Mariko, ma così si distrae! (da X-Men n°120)
Lo scontro finale è inevitabile, ma i canadesi, pur potenti e capaci di sconfiggere con un azzeccato gioco di squadra i disordinati X-Men, si dimostrano troppo arroganti. Per catturare Wolverine hanno esagerato e le conseguenze, una tempesta di neve incontrollabile mal gestita da Sciamano, il loro mago pellerossa, diventano devastanti. Ci mette una pezza proprio Tempesta. Botte da orbi tra i mutanti e gli Alpha Flight, ma alla fine si arriva al colpo di scena: Wolverine decide di arrendersi. Per il bene dei suoi compagni decide di consegnarsi a Hudson e in cambio chiede un lasciapassare per gli X-Men. Wolverine viene imprigionato e gli X-Men sono liberi; il loro aereo viene scortato da alcuni caccia militari fino al confine con gli Stati Uniti, ma un bellicoso Ciclope vuol tornare indietro a riprendersi il ghiottone. Non ce n'è bisogno: Wolverine ha già lasciato la compagnia dei canadesi e in una bellissima sequenza lo si vede nella cabina di pilotaggio che prende in giro il capo. Gli X-Men tornano a casa e Wolverine vuol tornare a casa con loro![5]

«Wolverine, che ci fai qui!» si chiede stupito Ciclope (da X-Men n°121)

Gli Alpha Flight, alla loro prima apparizione, ritorneranno presto sulle pagine degli X-Men e visto il loro successo avranno l'onore di vedersi dedicata una serie regolare scritta e disegnata dal loro creatore John Byrne.[6]

Lo Speciale Alpha Flight della Star Comics (ottobre 1989) con le origini del super-gruppo canadese.

Continua nell'ottava parte.

Note
[1] Il numero 117 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina gennaio 1979)  fu pubblicato in Italia nei numeri 12 e 13 del settimanale L'Uomo Ragno (2a serie) dell'Editoriale Corno (maggio 1982).
[2] Il numero 118 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina febbraio 1979)  fu pubblicato in Italia nei numeri 14, 15 e 16 del settimanale L'Uomo Ragno (2a serie) dell'Editoriale Corno (giugno 1982).
[3] Il numero 119 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina marzo 1979)  fu pubblicato in Italia nei numeri 18 e 19 de L'Uomo Ragno (2a serie) dell'Editoriale Corno, divenuto quattordicinale (luglio-agosto 1982).
[4] Il numero 120 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina aprile 1979)  fu pubblicato in Italia nei numeri 21 e 22 del quattordicinale L'Uomo Ragno (2a serie) dell'Editoriale Corno (settembre-ottobre 1982).
[5] Il numero 121 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina maggio 1979)  fu pubblicato in Italia nei numeri 25, 26 e 27 del quattordicinale L'Uomo Ragno (2a serie) dell'Editoriale Corno (novembre-dicembre 1982).
[6] I primi numeri della collana Alpha Flight, iniziata nell'agosto del 1983, furono pubblicati nell'ottobre 1989 nello Speciale Alpha Flight della Star Comics e proseguirono in appendice nel mensile Capitan America sempre della Star l'anno successivo.

giovedì 21 aprile 2016

La morte di Wolverine. L'evoluzione del personaggio Marvel che ha cambiato il mondo dei supereroi (6)

La quinta parte è qui.

La splendida copertina di X-Men n°111, di Dave Cockrum e Terry Austin

Finalmente Uncanny!
Con il numero 111 iniziò una delle sequenze più avvincenti di storie della collana X-Men mai realizzate e che andò avanti per oltre un anno.[1] Byrne e Claremont portarono la serie ai suoi massimi livelli e finalmente i nuovi mutanti del professor Xavier iniziarono a ottenere il successo che meritavano. Dal numero 112 la rivista diventò mensile e dal numero 114 il logo della copertina iniziò ad essere preceduto dall'espressione The Uncanny al posto di All-New All-Different.[2] Gli X-Men non erano più nuovi, anche se rimanevano diversi per tanti motivi. Ormai erano entrati di diritto tra i personaggi più importanti della Marvel. Ma erano ancora il gruppo più strano, più avventuroso e quindi  sconcertante.

Il nuovo logo (da X-Men n°114, ottobre 1978)
Una lunga sequenza di racconti che portò gli X-Men in giro per il mondo contro nuovi e vecchi nemici, che fece incontrare loro vecchi e nuovi amici, ma soprattutto diede modo agli autori di far crescere in statura i personaggi come singoli e come gruppo. Fu in queste storie che i nuovi Tempesta, Colosso, Nightcrawler, ma anche i vecchi Ciclope e Fenice, ma soprattutto Wolverine, acquistarono la personalità e le caratteristiche che li resero tra i migliori personaggi Marvel. La tournée iniziò con il loro rapimento da parte di Mesmero, proseguì con  un nuovo confronto contro Magneto, con la loro apparente morte e con una bellissima avventura nella Terra Selvaggia insieme a Ka-Zar, il tarzanide di casa Marvel. Quindi la prima di tante avventure in Giappone con il redivivo Sole Ardente e una deviazione in Canada contro il supergruppo governativo degli Alpha Flight. Infine l'incontro con il fantasioso killer Arcade con gli X-Men ormai pronti  per gli eventi drammatici della saga di Proteus e della successiva celebre saga di Fenice Nera.

Nel numero 111 tornò John Byrne dopo la breve pausa nel numero precedente e con Claremont sfornò una storia bellissima, divertente e appassionate.[1] Gli X-Men vengono rapiti da Mesmero, un mutante capace di ipnotizzare le persone, che li trasforma in fenomeni da baraccone, le principali attrazioni di un pittoresco e strambo circo. Colosso il forzuto uomo d'acciao, Nightcrawler l'elfo tenebroso, Jean la meravigliosa trapezista, Tempesta la dea degli elementi, Wolverine l'uomo-bestia proveniente dallo Yukon, Banshee è l'allegro banditore, mentre a Ciclope tocca il ruolo di "Slim", l'addetto alla sicurezza.

Grazie all'intervento di Hank "La Bestia" McCoy, Vendicatore e unico tra gli X-Men originali a non aver ancora incontrato quelli nuovi, ma soprattutto grazie Wolverine, gli eroi riescono a sconfiggere Mesmero.
Le vignette dedicate al ghiottone sono bellissime. Wolverine è messo ai ceppi, ma grazie al suo bestiale istinto riesce a liberarsi dallo stato di trance sfuggendo all'influsso ipnotico.

Wolverine si libera dall'influsso ipnotico di Mesmero...
Trovato chissà dove il suo costume, Wolverine arriva da Jean e cerca di far tornare la memoria alla bella X-Woman. Memorabile il manrovescio con cui si sbarazza di Scott (finalmente!). La rossa è sotto l'influsso di Mesmero e Wolverine deve usare le maniere forti per farla rinsavire. Lo shock provocato dagli schiaffi del canadese risvegliano la personalità di Fenice con esisti inizialmente devastanti, ma tanto basta per vincere.

.. e risulta persuasivo per convincere Jean a fare altrettanto (da X-Men n°111)
Gli X-Men sconfiggono Mesmero per finire dalla padella alla brace nelle mani di Magneto che li trasporta nella sua base segreta sotto un vulcano in Antartide.[3] Wolverine viene ancora una volta sconfitto facilmente grazie al metallo dei suoi artigli che si rivela un grave handicap contro i poteri magnetici del nemico. Ancora una volta sembra che nella mente degli autori non ci fosse ancora l'idea di dotare Wolverine di un intero scheletro di adamantio che sembra essere presente solo nelle suo lame.
Magneto si sbarazza facilmente dell'artigliato canadese, come era successo nel n° 104, costretto a ritirare le sue lame per non ferirsi (da X-Men n° 112)
Prigionieri del signore del magnetismo che li sottopone a una crudele tortura, gli X-Men riescono ancora una volta a fuggire e quasi sconfiggono il loro nemico. La situazione precipita e la lava del vulcano sovrastante  invade la base. Gli X-Men si ritrovano divisi in due gruppi: Hank e Jean si salvano a stento e riescono a ritornare a casa credendo che agli altri sia capitato il peggio, invece i membri del gruppo guidato da Ciclope riescono a farcela, convinti a loro volta che La Bestia e Fenice siano morti. Finiscono così nella meravigliosa Terra Selvaggia, un angolo di giungla tropicale in mezzo al continente di ghiaccio abitato da antiche creature, animali preistorici e popoli gentili.[4]

La storia nella Terra Selvaggia dura per tre bellissimi numeri tra il 114 e il 116, mentre Claremont tesse le sue sotto-trame altrove.[5][6][7] Nei primi due Wolverine dimostra ancora la sua tipica impulsività e si merita, come al solito, i rimbrotti del capo Ciclope. Prima assale da solo un enorme rettile preistorico volante per salvare Banshee. Spietatamente Wolverine usa le sue mortali lame e John Byrne non risparmia al lettore la vista del sangue e della carne che si lacera. Ok, non è quella di un uomo, ma l'escalation di violenza rispetto alle storie degli anni precedenti è evidente. Ormai gli effetti devastanti degli attacchi dell'artigliato vengono mostrate in tutta la loro crudezza. Nel corso della storia poi, refrattario al gioco di squadra, Wolverine attacca Sauron, il pericoloso uomo-rettile che è capace di ipnotizzare coloro che incrociano il suo sguardo. Naturalmente Wolverine ci casca e Ciclope per salvarsi è costretto, per due volte e tutto sommato senza gran dispiacere, a scaricare sull'indisciplinato compagno i suoi potentissimi raggi ottici.

Wolverine si lascia andare e il sangue sgorga a fiotti (da X-Men n°114, ottobre 1978)
In un momento di calma, quando gli X-Men sono ospiti del pacifico popolo della cascata, Claremont ne approfitta per chiudere quasi definitivamente la questione della "cotta" di Wolverine per Jean Grey. Colosso chiede a Wolverine di fare un giro con lui e con due belle e disinibite ragazze indigene (una è Nereel che in seguito darà alla luce un bambino di nome Peter!), ma il solitario canadese declina l'invito. Rimane da solo con i suoi pensieri e il con suo dolore per la morte dell'amata (che invece è viva e vegeta e sta anche lei piangendo la morte di Scott e dei suoi amici a Westchester con Xavier e La Bestia). Wolverine strappa la foto di Jean, la stessa già apparsa qualche mese prima nella storia di Iron Fist, e si rinchiude nel dolore e nel rimpianto. Gli autori avevano evidentemente nuovi piani per l'artigliato mutante e la storyline dell'amore non corrisposto cominciava a essere forse un ostacolo per lo sviluppo del personaggio.

Addio Jean (da X-Men n°114)

Il nuovo Wolverine
Il numero 116 della collana, con cui si chiude la trilogia nella Terra Selvaggia, è una delle più importanti di tutta la carriera fumettistica di Wolverine. In questo numero Claremont e Byrne cambiarono radicalmente l'approccio al personaggio. Ne avevano ormai preso le misure e erano pronti a farlo diventare uno dei perni narrativi e caratteriali degli X-Men. Non più semplicemente il nanetto irascibile e indisciplinato, ma un vero guerriero in grado di cavarsela grazie alla sua immensa esperienza. Le litigate con Ciclope continueranno a lungo (fino ai nostri giorni), ma quella con il capo degli X-Men diventò una rivalità non solo per la conquista della bella Jean, ma anche per la leadership sostanziale nel gruppo. Wolverine non diventerà mai il capo degli X-Men, non è mai stato tagliato per questo, ma ne diventerà l'anima. Wolverine diventerà quello che la sa più lunga di tutti, quello che dispensa consigli su come affrontare i nemici, che si prende i rischi maggiori, e che finirà per diventare il protettore dei più giovani e inesperti compagni. Affidabile e fedele. Certo, rimarrà sempre burbero, solitario e intrattabile, ma si prenderà spesso la responsabilità di fare il lavoro sporco, di fare le cose spiacevoli, risparmiandone l'onere ai suoi amici.

Il cambiamento di Wolverine è evidente in vari momenti della storia. A un certo punto alcuni suoi compagni e il padrone di casa Ka-Zar vengono fatti prigionieri dagli sgherri del cattivo di turno, Garokk, che vuole soggiogare la Terra Selvaggia e per farlo sta distruggendo il clima mite del posto e la neve e il ghiaccio antartico stanno iniziando a coprire tutto.
Sono rimasti in tre con Tempesta e Nightcrawler e Wolverine allora prende in mano la situazione. Prima dialoga a suo modo con Zabu, la grande tigre con i denti a sciabola, fedele compagna di Ka-Zar, preoccupata per le sorti del suo padrone. La scena è straordinaria e divertente e mostra un Wolverine nuovo. La sua parte animale e la sua innata misantropia gli consentono di mettersi sulla stessa lunghezza d'onda del preistorico felide (tecnicamente un macairodonte). Si trova meglio con gli animali che con le persone: «Bravo gattino, è più furbo di molta gente che conosco.»

Wolverine e Zabu, bella coppia, si capiscono al volo (da X-Men n°116, dicembre 1978)
Alla fine Nightcrawler chiede: «Wolverine, parlavi davvero con quella tigre?». «Già», risponde il canadese. E Tempesta: «Wolverine, sei davvero più di quanto sembri.». La risposta è sardonica e emblematica: «Basso come sono non è difficile, baby.» E' diventato persino ironico e dotato di senso dell'umorismo.
Wolverine prende le redini della spedizione per la liberazione degli amici prigionieri. Guida Tempesta e Nightcrawler nei sotterranei della base di Garokk. Si assiste così alla prima uccisione premeditata di un nemico da parte di un X-Man e probabilmente da parte di un super-eroe marveliano. E' passata l'epoca degli eroi che cercano solo di fermare gli avversari possibilmente senza spargimento di sangue. Certamente nelle storie della Casa delle Idee qualche cattivo ci aveva lasciato le penne, ma sempre per eventi fortuiti o per sua stessa causa, al massimo per un errore dell'eroe di turno che poi ne portava il rimorso. Qui è diverso, Wolverine uccide consapevolmente la sfortunata sentinella senza un fiato: è quello che andava fatto, strategicamente questo è il modo di condurre la battaglia. «Snikt!» è il suono degli artigli di adamantio che vengono sfoderati, il resto non è mostrato, ma la faccia di Kurt e Ororo, persone di natura totalmente diversa da quella dello spietato canadese, dicono tutto. Lo lasciano fare, è lui che guida le danze, è lui che sa cosa va fatto, lì, in quel momento e non c'è spazio per la pietà, la posta in gioco lo richiede.

Qui si comincia a capire che Wolverine è il migliore in quello che fa, e quello che fa non è piacevole (da X-Men n°116)
Subito dopo il trio si addentra nei sotterranei e qui Wolverine, mentre elabora il piano d battaglia, viene assalito da una sorta di famelico velociraptor. E' strano, i sensi di Wolverine avrebbero forse dovuto avvisarlo, ma come dice lui stesso l'odore penetrante di fognatura del luogo ha reso il suo olfatto inefficace, e lui sta cercando, con il naso, Ciclope e Banshee, prigionieri da qualche parte.

Wolverine è indigesto, meglio non morderlo (da X-Men n°116)
La scenetta è strepitosa. Il feroce sauro inghiotte tutto l'avambraccio dell'X-Man. Pessima idea: un altro «Snikt!» e per il giurassico animaletto è la fine. Ma la parte più importante dell'avventura, e probabilmente di tutta la saga di Wolverine fino a questo momento, è nella vignetta seguente. Tempesta si preoccupa per il compagno: «Il tuo braccio... sei ferito!». Wolverine, calmissimo e perfettamente a suo agio nel ruolo di cacciatore e di guerriero, la tranquillizza: «E' tutto a posto, bimba... Guarisco in fretta! E non è ancora nata la bestia che può rompermi le ossa». Sembra una spacconata. Ma non è un Wolverine spaccone questo, è un Wolverine consapevole del suo ruolo di guida e della fiducia che i suoi amici hanno in lui. Ma è anche una frase rivelatrice. Finalmente, dopo tre anni e mezzo dalla sua prima apparizione in Giant Size X-Men n°1, viene spiegato qualcosa sul personaggio più misterioso del gruppo e viene fatto un accenno su un possibile aspetto dei suoi poteri: la capacità di guarire in fretta. E ancora qualcosa di più di un accenno circa l'indistruttibilità delle sue ossa. Non era ancora stato rivelato, né c'erano stato suggerimenti espliciti o impliciti, ma il sospetto che non solo i suoi artigli siano di adamantio, ma che ci sia dell'altro, inizia a diventare lecito e fondato.

«Guarisco in fretta e non è ancora nato chi può rompermi le ossa». Per la prima volta  viene rivelato qualcosa sul potere mutante di Wolverine (da X-Men n°116)

E' interessante notare come da qui in poi Claremont ritornerà sulla questione del potere di guarigione e sullo scheletro di adamantio del ghiottone come se la cosa fosse risaputa e ovvia. Si tratta di un artificio narrativo tipico del grande scrittore di origini inglesi. Inutile star lì a spiegare le cose, le facciamo comparire come se fossero già state spiegate in qualche vecchio numero. Beh, a volte semplicemente non è così, Claremont certe cose non le aveva spiegate mai! Di nuovo, diavolo di un Claremont!

L'avventura nella Terra Selvaggia si conclude con una bellissima scena in cui Wolverine stilla perle di saggezza, un atteggiamento mai visto prima. Tempesta cerca di salvare la vita di Garokk, il nemico sconfitto, che è precipitato in una voragine provocata dalla distruzione della sua empia cittadella: è pur sempre un essere umano, ma la ragazza non riesce nel suo intento per colpa della sua atavica claustrofobia. Torna dagli amici, ma si mette in disparte. Banshee premurosamente si chiede cos'ha: «Vado a vedere se sta bene», ma Wolverine ferma il compagno: «Lasciala stare. Rifletti, è scesa in quel buco per salvare una vita. Ed è risalita a mani vuote. Qualunque cosa sia successa laggiù, credo che voglia superarla da sola.» Un Wolverine del tutto nuovo: saggio e esperto, non più il bestiale e un po' tardo misantropo visto sinora.

Wolverine il saggio (da X-Men n°116)

Interludio: gli X-Men in Italia
Sin dai primi anni '70 gli X-Men erano ospitati in Italia nella rivista Capitan America come seconda storia. La splendida sequenza sfornata da Chris Claremont e John Byrne a partire dal 1978 non poté essere pienamente apprezzata per colpa del disordine che regnava in casa Corno, l'editore che pubblicava il materiale Marvel nel Bel Paese, proprio nel periodo in cui iniziò la grave crisi del settore. I super-eroi stavano passando di moda e l'editore non riuscì a reggere il colpo. Si navigò a vista per diversi anni, con molta confusione e con scelte non sempre azzeccate; a farne le spese furono soprattutto le serie migliori, tra cui ovviamente quella di Wolverine e dei suoi compagni. Uno dei gravi errori della Corno fu di utilizzare per i suoi albi la periodicità quattordicinale. Ciò permise, all'inizio, di pubblicare velocemente tutto il materiale originale degli anni '60 e di recuperare velocemente rispetto alla produzione americana. Ma arrivati a metà degli anni '70 le storie pubblicate in Italia si erano avvicinate troppo a quelle appena realizzate oltreoceano. Considerando i tempi tecnici per l'adattamento, l'Editoriale Corno si trovò a corto di materiale dei personaggi principali, quelli a cui erano intestate le riviste. Per L'Uomo Ragno fu abbastanza facile: le storie tratte dalla serie principale The Amazing Spider-Man furono alternate a quelle di Marvel Team-Up, collana nella quale l'Arrampicamuri duettava con altri eroi Marvel, e più tardi con quelle della nuova Peter Parker: The Spectacular Spider-Man. Per i Fantastici Quattro si utilizzarono le storie dedicate alla Cosa tratte da Marvel Two-in-One. Per Il Mitico Thor si scelse dopo 100 numeri di rinominare la testata in Thor e i Vendicatori alternando le storie tratte da The Mighty Thor a quelle di The Avengers. Il quattordicinale L'incredibile Devil fu ribattezzato Devil, Ghost, Iron-Man, ma ben presto chiuse e le storie del Diavolo Rosso e degli altri finirono su L'Uomo Ragno. Le soluzioni adottate portarono però a un notevole calo qualitativo. Gli archi narrativi, ad esempio di Thor, venivano interrotti per far posto a sequenze di storie dei Vendicatori; analogo trattamento subivano i serials pubblicati in appendice. Poi Marvel Team-Up e soprattutto Marvel Two-In-One contenevano spesso storie di livello infimo. Il peggio toccò a Capitan America che poteva contare solo sulle storie del suo mensile americano. La Corno decise allora di utilizzare le storie degli Invasori, un gruppo di super-eroi della seconda guerra mondiale di cui faceva parte lo stesso Capitan America. Materiale leggibile, ma certamente non adatto ad essere il traino della rivista. Alla fine la testata di Cap fu chiusa e fusa con quella del Dio del Tuono (erano entrambi Vendicatori e la coabitazione poteva avere senso) in Thor e Capitan America, quattordicinale dove anche gli X-Men traslocarono con storie quasi sempre divise in più parti e pubblicate in modo frammentario. L'ultima storia degli X-Men in questa rivista, il numero 112 della collana americana, apparve nell'ottobre del 1979. L'anno dopo anche la testata del Dio del Tuono chiuse i battenti e la Corno pubblicò inopinatamente il numero 113 di X-Men sul mensile Gli Eterni nel luglio del 1980. Passarono quasi due anni e la pubblicazione delle storie mutanti ricominciò, in modo abbastanza regolare, sull'unico periodico di casa Corno dedicato agli eroi Marvel, la seconda serie de L'Uomo Ragno, fino al numero 122 di X-Men che apparve nel gennaio 1983 nel numero 30 della effimera  rivista. Qualche mese dopo l'Editoriale Corno terminò la sua gloriosa corsa. Solo nel 1986 alcune storie furono pubblicate nei due unici numeri della rivista Marvel della Labor Comics, sfortunato tentativo di riportare nelle edicole i super-eroi creati da Stan Lee. Nel 1988 il serial mutante ricominciò ad essere pubblicato, sia pur all'inizio in modo frammentario e con storie spezzate su più numeri, nel nuovo mensile L'Uomo Ragno della Star Comics a partire dall'inizio della cosiddetta saga di Fenice Nera, anche se le quattro storie della saga di Protesus (i numeri 125 e 126 già pubblicati dalla Labor, e gli inediti 127 e 128) apparvero in un albo speciale fuori serie nel dicembre del 1988. Nel 1990, finalmente, gli X-Men si videro dedicare dalla meritoria casa editrice di Perugia un mensile italiano tutto loro. Ormai la distanza tra le pubblicazioni italiane e quelle statunitensi era arrivata a otto anni. Per leggere per intero la prima storica sequenza di avventure realizzate dal duo Claremont-Byrne (dal numero 108 al numero 128 di X-Men) furono necessari in Italia nove anni e mezzo. Per fortuna negli anni successivi Star Comics e poi Marvel Italia ristamparono più volte le storie, anche in volumi di pregio per il mercato delle librerie.



Le copertine di alcuni albi italiani in cui sono apparse le storie degli X-Men: Editoriale Corno, Labor Comics, Star Comics e infine Marvel Italia

Continua nella settima parte.

Note
[1] Il numero 111 della collana X-Men (data di copertina giugno 1978)  fu pubblicato in Italia nei numeri 219 e 220 del quattordicinale Thor e i Vendicatori dell'Editoriale Corno (settembre 1979).
[2] Dal numero 114 la copertina iniziò a riportare l'espressione The Uncanny X-Men, ma la testata ufficialmente continuò a chiamarsi semplicemente X-Men. Dal numero 142 del febbraio 1981 assunse ufficialmente il nome di Uncanny X-Men (senza l'articolo) e lo mantenne sino alla chiusura col numero 544 del dicembre 2011. Il mese successivo iniziò una nuova collana che ripartì con un nuovo numero 1 (Uncanny X-Men Vol. 2).
[3] Il numero 112 della collana X-Men (data di copertina agosto 1978)  fu pubblicato in Italia nel numero 221 del quattordicinale Thor e i Vendicatori dell'Editoriale Corno (ottobre 1979).
[4] Il numero 113 della collana X-Men (data di copertina settembre 1978)  fu pubblicato in Italia nel numero 29 del mensile Gli Eterni dell'Editoriale Corno (luglio 1980).
[5] Il numero 114 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina ottobre 1978)  fu pubblicato in Italia nei numeri 2 e 3  del settimanale L'Uomo Ragno (2a serie) dell'Editoriale Corno (marzo 1982).
[6] Il numero 115 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina novembre 1978)  fu pubblicato in Italia nei numeri 6 e 7 del settimanale L'Uomo Ragno (2a serie) dell'Editoriale Corno (aprile 1982).
[7] Il numero 116 della collana X-Men (The Uncanny X-Men nel logo, data di copertina dicembre 1978)  fu pubblicato in Italia nei numeri 9 e 10 del settimanale L'Uomo Ragno (2a serie) dell'Editoriale Corno (aprile-maggio 1982).

martedì 19 aprile 2016

La morte di Wolverine. L'evoluzione del personaggio Marvel che ha cambiato il mondo dei supereroi (5)

La quarta parte è qui.

Gli eroi tornano a casa e Wolverine non vede l'ora di togliersi il costume alieno che si è procurato per non restare nudo. Evidentemente a John Byrne, nuovo disegnatore della serie, non piaceva proprio (da X-Men n°109)

Che prurito 'sto costume!
Quella pubblicata nel numero 109 della collana X-Men è una delle classiche storie di passaggio in cui Claremont fa prendere un po' di respiro agli eroi.[1] Mica tanto però, perché già dopo poche pagine l'azione prende il sopravvento. Il tempo di tornare a casa, darsi una ripulita, fare qualche riflessione. Qualche vignetta dedicata a ogni personaggio e così Claremont ce li mostra in una dimensione casalinga e ce li rende più familiari. Domina su tutto comunque la presenza inquietante di Fenice con i suoi straordinari poteri che sono stati in grado di salvare l'universo: «Jean cosa sei diventata?» si chiedono i suoi genitori e Scott.

Ma questa è la prima storia in cui il vero protagonista è Wolverine. Il numero precedente Armageddon Now! era stato disegnato da John Byrne, ma sul canovaccio già delineato della saga spaziale iniziata da Dave Cockrum. Questa è la prima storia interamente sua e il grande disegnatore inizia subito a metterci lo zampino. Intanto, già nella prima vignetta, si libera del nuovo e antiestetico costume di Wolverine e poche pagine dopo ce lo restituisce con la classica divisa gialla. Che ha un grande difetto: è tutt'altro che "mimetica", anzi è troppo sgargiante per il tipo di personaggio che Wolverine sta diventando storia dopo storia. Ci vorrà ancora qualche anno, ma alla fine il costume verrà cambiato davvero, assumendo una colorazione più adatta al ghiottone che, lo si scopre proprio in questa storia, è di natura un cacciatore, furtivo e silenzioso, che si affida, come tutti i predatori, all'udito, all'olfatto e a una innata capacità di passare inosservato. Il nuovo costume, quando verrà adottato, utilizzerà paradossalmente colori simili a quelli pensati da Cockrum. Insomma Cockrum c'aveva visto giusto, peccato che il costume di Fang, con quella assurda collana di zanne, fosse davvero brutto.

La trasformazione di Wolverine è comunque in atto, ma a piccoli, piccolissimi passi. Nel numero precedente l'eroe artigliato aveva poco prudentemente affrontato il piccoletto di nome Jahf, guardiano del cristallo di M'Kraan e si era beccato un pugno devastante che l'aveva mandato fuori dall'orbita del pianeta.

Wolverine, stai attento! (da X-Men n° 108)
Wolverine ferito dopo lo scontro con Jahf viene soccorso e riportato a casa (da X-Men n° 108, in una vignetta di John Byrne e Terry Austin non ancora colorata)

Fortunatamente era stato recuperato dallo Starjammer, l'astronave dei Predoni Stellari. Era rimasto privo di sensi, tanto che nelle ultime vignette appare ferito e bendato e viene trasportato a braccio da Nightcrawler. E' evidente che l'idea del fattore di guarigione fosse ancora lontana così come quella dello scheletro metallico.

Il Maggiore Foglia d'Acero
La parte più importante della storia del numero 109, come anticipato,  riguarda Wolverine. Gli eroi a riposo decidono di andare a fare un picnic nei boschi intorno a Westchester, il luogo dove sorge la Xavier's School for Gifted Youngsters. Wolverine il solitario chiede un passaggio. «Bene, più siamo e più ci divertiamo. Ma, da quando sei diventato un tipo socievole?» chiede Moira. «Voglio solo un passaggio» risponde Wolverine «Sono stato lontano dai boschi troppo tempo e ho voglio di andare a caccia». Ororo si scandalizza «Uccidere dei poveri animali innocenti... per divertimento?» La risposta di Wolverine rivela molto della sua natura e di come il personaggio stia attraversando una trasformazione non banale nelle mani di Claremont: «Ho detto cacciare, cocca, non uccidere. Non ci vuole nessuna abilità a uccidere. Semmai l'abilità è avvicinarsi a un daino scontroso fino a poterlo toccare.» Tempesta allora capisce: «Wolverine mi dispiace, ti ho giudicato male.» Anche gli autori, e di conseguenza i lettori, non conoscevano davvero Wolverine: «Non me ne frega niente 'roro. Mi avete mal giudicato tutti fin dal giorno in cui sono entrato in questa banda di falliti.»

Wolverine vuole andare a caccia. Orrore! Ma i suoi compagni ancora non lo conoscono (da X-Men n°109)
Ma le novità per l'X-Man con gli artigli non finiscono qui. Il governo canadese non ha preso bene il suo abbandono ai tempi del Giant Size X-Men n°1. Narrativamente la scelta di Wolverine di lasciare la base Alpha non convince. Perché un super soldato addestrato per dieci anni per essere l'arma segreta dell'esercito canadese decide di seguire negli Stati Uniti un signore in sedia a rotelle senza un valido motivo? Solo perché si annoiava? E unirsi poi a un gruppo di "falliti" che nemmeno lo apprezzano? Non regge. Per questo Claremont cerca di sviluppare un po' la vicenda e fornisce qualche nuovo elemento per spiegare finalmente un po' del passato del ghiottone. Durante la scampagnata, visto non si può mai stare in pace, appare all'improvviso un tizio bellicoso con un costume che ricorda la bandiera canadese. E' James MacDonald Hudson, nome in codice Arma Alpha, che è stato mandato dal governo canadese per riportare indietro l'Arma X. Si intuisce che i due si conoscono da tempo, erano amici ai tempi della permanenza di Wolverine in Canada. Lui lo chiama per nome, sa che si chiama Logan (è la terza volta che si sente questo nome dopo l'incontro con lo gnomo irlandese a Castel Cassidy e dopo una storia di cui si parlerà tra breve) e Wolverine usa il nomignolo "Jimmie" (anche se in seguito verrà sempre chiamato "Mac"). La zuffa tra i due finisce per coinvolgere anche gli altri compresa una splendida Ororo in bikini e, grazie a una certa impreparazione di MacDonald Hudson, Moira viene ferita. Banshee non la prende bene e il picnic si trasforma in una battaglia. Il nuovo super soldato canadese è costretto alla fuga, fallendo la sua missione. Non è riuscito a riportare a casa Wolverine, per cui ci si può aspettare prima o poi di rivederlo, e saranno guai. Il disegno del costume di Arma Alpha (che poi i lettori impareranno a conoscere come Vendicatore e Guardian) è ispirato alla bandiera del Canada, sulla falsariga di personaggi ben più famosi come Capitan America o Capitan Bretagna. Qui Byrne, forse perché spinto dall'editore, commette un mezzo passo falso. Quando Len Wein decise di creare il primo super-eroe canadese, cioè proprio Wolverine, non lo rese banale donandogli un costume "nazionale", ma si limitò a sfruttare l'idea di un personaggio ispirato a un animale tipico delle foreste del nord che richiamasse il Canada senza buffi accostamenti. Questa volta invece il cliché viene utilizzato in pieno. Causticamente Banshee si rivolge a Arma Alpha chiamandolo "Maggiore Foglia d'Acero"...

Le vacanze sono finite! Ma Wolverine non è molto daccordo (da X-Men n°109)

Cuori infranti, pugni d'acciaio e denti a sciabola
La storia del numero 109 è strettamente collegata a quella pubblicata qualche mese prima sull'ultimo numero di Iron Fist, sfortunata collana dedicata a Pugno d'Acciao, uno degli eroi del kung-fu marveliano, all'epoca curata anch'essa da Chris Claremont e John Byrne.[2] Teoricamente la storia dovrebbe essere collocata prima di quella degli X-Men: a parte la data di copertina, nella storia di Pugno d'Acciaio Wolverine indossa ancora il costume alieno di Fang, ma alcuni elementi la possono collocare anche immediatamente dopo l'incontro con l'Arma Alpha. L'albo è comunque interessantissimo soprattutto per il mutante artigliato. In primo luogo, come accennato, è l'unica storia completa in cui Wolverine indossa il costume alieno, prima che Byrne decidesse di disfarsene. Curiosamente la storia, verosimilmente disegnata dopo la saga stellare ma antecedentemente al numero 109 di X-Men, fu pubblicata ancor prima dell'avventura in cui Wolverine si procura il costume, come visto nel numero 107 di X-Men. Tipici paradossi della continuity marveliana. Soprattutto è il focus su Wolverine che rende la vicenda interessante, nonostante non sia narrata sulle pagine della collana mutante.

La storia inizia con una scena notturna in cui si vede Wolverine davanti a una casa nel Greenwich Village a New York. E' l'appartamento che Jean Grey divide con Misty Knight. Le didascalie di Claremont sono illuminati. «Un uomo veglia da solo. Il suo nome è Logan, anche se quasi nessuno lo sa. A lui piace così, perché i nomi sono condivisi con gli amici e, soprattutto, Wolverine è un solitario, o lo è stato. In questi giorni non ne è più così sicuro.» E' la seconda volta che viene usato il nome Logan. Claremont, come spesso fa, scrive come se alcune informazioni fossero note e risapute, ma non è così. La questione del nome è stata solo accennata nel numero 103 di X-Men, alcuni mesi prima. E' un artificio tipico di Claremont, quello di rivelare retroscena ignoti come se fossero ovvi; ciò gli consente di risparmiare un mucchio di spiegazioni dettagliate e pesanti e di creare un clima di profondità altrimenti assente.

Le pene amorose di Wolverine (da Iron Fist n°15, Marvel Comics, settembre 1977)

Il mutante canadase medita sulla sua asocialità e sul sentimento che prova per la bella Jean che, come si era intuito, gli interessa molto. Un sentimento apparentemente nuovo, ma ostacolato dalla ingombrante presenza di Scott "Ciclope" Summers, l'intrepido capo che Wolverine non sopporta proprio e non manca mai di criticare palesando la sua antipatia. «E' pazzesco! Cosa sto facendo? Sto piagnucolando come uno schifoso pidocchio? Amale e lasciale. Ho fatto sempre così. Jean Grey è diversa. Non riesco a tenerla fuori dai miei pensieri!» Immerso nelle sue riflessioni, maneggia una fotografia che ritrae Scott e Jean sorridenti. Chissà come se l'è procurata, forse l'ha rubata a scuola. In ogni caso la strappa dividendola a metà e tenendo per sé solo la parte che ritrae la ragazza. «Come può pensare di amare un buono a nulla senza palle come Summers? Lui non è per te, signora. Io lo sono.»
Wolverine si accorge che un uomo sta entrando furtivamente nell'appartamento. E' Danny "Iron Fist" Rand, il ragazzo di Misty, che cerca un rifugio dopo uno scontro con un suo nemico. La ragazza non c'è, è in missione, perché anche lei è una super-donna, ma nella casa è in programma una festa per gli amici di Jean, dopo il loro ritorno dallo spazio. Ecco perché Wolverine stava gironzolando lì intorno. Danny capisce che è meglio sparire, lui al party non è invitato. Ma... snikt!, Wolverine estrae gli artigli e ne nasce una zuffa memorabile.

Wolverine attacca Pugno d'Acciaio (da Iron Fist n°15)

Botte da orbi tra il mutante artigliato con l'orrida divisa e uno dei più grandi maestri di arti marziali, per di più potenziato con il suo "pugno d'acciaio". L'elegante Iron Fist contro il bestiale e malvestito tappo canadese. «Cosa ci fai nella casa della mia donna?» chiede in sintesi Wolverine. «La sua donna?» si chiede Pugno d'acciao, «Misty mi aveva detto una cosa diversa. Jean ama Scot Summers. Chi è 'sto pazzo?» Ah, Pugno d'Acciaio nota anche un'altra cosa: Wolverine gli ricorda Sabrethoot, il violento cattivo che aveva incontrato per la prima volta nel numero precedente. Altra crazione di Claremont e Byrne e artigliato e animalesco pure lui, Sabretooth diventerà negli anni a venire la nemesi di Wolverine. «C'è un collegamento?» si chiede Rand. Questo è solo l'inizio di un tormentone che durerà decenni! Diavolo di un Claremont! Durante la zuffa Wolverine viene scaraventato giù da una finestra dell'appartamento e viene salvato "al volo" da Nightcrawler che, con Colosso, stava raggiungendo la festa. Un tuffo da un palazzo avrebbe potuto uccidere l'X-Man, riprova del fatto che forse il suo scheletro di adamantio non era ancora stato nemmeno pensato. La battaglia coinvolge così tutti gli X-Men. Dopo un po' arriva infatti anche Tempesta che al tempo disponeva del potere presto dimenticato di cambiasi d'abito sfruttando i suoi poteri. La splendida Ororo, col suo vestito da sera mozzafiato, si prende una torta in faccia! Il tempo, inevitabilmente, cambia come l'umore di Tempesta. Fulmini e saette riempiono il cielo.

Una splendida Tempesta in abito da sera arriva alla festa a casa di Jean. E qualcuno le rovina la serata (da Iron Fist n°15)
Pugno d'Acciaio viene fermato dagli X-Men. Chiede di parlare, ma Wolverine non parla, lui agisce. Fortuna che arriva Fenice... (da Iron Fist n°15)
Interviene anche Banshee e l'appartamento viene letteralmente devastato. Il povero Pugno d'Acciaio se la vede brutta. Viene fermato e Wolverine sfoggia i suoi artigli trapassando la maschera del maestro delle arti marziali. Lo salva Jean Grey, nelle vesti di Fenice, appena tornata dalla spesa con Scott. La ragazza non è contenta. Wolverine si giustifica dicendo di aver sorpreso uno scassinatore che si voleva introdurre nella casa. «Tu sei pazzo Wolverine! Non è uno scassinatore! E' il miglior amico della mia compagna di stanza!» arringa una furiosa Jean. Scott chiede spiegazioni anche a Tempesta: lei è imbarazzatissima e balbetta qualcosa di poco comprensibile. Dopo una probabile lavata di capo da parte di Ciclope, la storia si chiude con la tanto sospirata festa. Il padrone di casa è furioso con Jean. Fortuna che il complesso è in realtà di proprietà della società del ricco Danny Rand che riesce a sistemare la faccenda. Ci sono molti lavori da fare, ma Jean ha individuato un volontario per dare una pulita: Wolverine, ovviamente, che dopo l'immane figuraccia deve far buon viso a cattivo gioco e ingoiare il rospo!

La stupenda tavola finale di Iron Fist n°15

Una storia fantastica e divertente che entra di diritto tra le migliori dei primi X-Men. Gli autori si concedono, come era costume e come avevano già fatto in passato nelle pagine della collana X-Men, un cameo nella tavola finale. Compaiono infatti, tra gli invitati alla festa, John Byrne, Dave Cockrum (autore della copertina) e sua moglie Paty, colorista alla Marvel. Non confermato, ma uno dei barbuti che compaiono nella tavola dovrebbe essere Chris Claremont.

La saga mutante continua nel numero 110 della collana madre con una storia che, sebbene scritta da Chris Claremont, è a tutti gli effetti un fill-in, un riempitivo, ma nonostante queste offre qualche spunto interessante.[3] X-Chris non si lascia scappare l'occasione per qualche vignetta di riflessione e di approfondimento pur in una storia di modesta qualità. Nelle prime tavole si vedono gli X-Men al completo in un momento di divertimento collettivo: una bella partita a baseball, giocata però con le loro regole che prevedono, se necessario, qualche "trucchetto". Wolverine finisce per perdere un punto e viene preso in giro dagli altri. Naturalmente lui non la prende bene e ancora una volta bisticcia un po' con Ciclope. Jean cerca di consolarlo e le riflessioni del burbero mutante sono ancora rivolte, come nella storia con Iron Fist, alla sua passione per la rossa X-Woman.

Wolverine non riesce a non struggersi per Jean (da X-Men n°110, aprile 1978)
Un altro momento di interesse della storia avviene quando Wolverine, durante la battaglia contro Sparviero, il nemico di turno, afferma di essere stufo di prenderle sempre e ricorda le batoste contro Magneto e contro l'alieno Jahf. Inoltre alla fine della storia Wolverine dimostra un inedito senso di cameratismo e di attaccamento agli X-Men.

Uno per tutti e tutti per uno, nella versione di Wolverine (da X-Men n°110)
Continua nella sesta parte.

Note
[1] Il numero 109 della collana X-Men (data di copertina febbraio 1978)  fu pubblicato in Italia nei numeri 216 e 217 del quattordicinale Thor e i Vendicatori dell'Editoriale Corno (agosto 1979).
[2] Il numero 15 della collana Iron Fist (data di copertina settembre 1977)  fu pubblicato in Italia nel numero 50 del mensile in bianco e nero Shang-Chi. Maestro del Kung Fu dell'Editoriale Corno (giugno 1979). La storia è stata ristampata nel volume Marvel Omnibus. Iron Fist di Chris Claremont e John Byrne da Panini Comics (giugno 2014)
[3] Il numero 110 della collana X-Men (data di copertina aprile 1978)  fu pubblicato in Italia nei numeri 217, 218 e 219 del quattordicinale Thor e i Vendicatori dell'Editoriale Corno (agosto, settembre 1979).